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L’anidride solforosa è un gas molto usato in enologia grazie alle sue numerose caratteristiche che permettono di ottenere vini stabili e di qualità.

Pur essendo l’anidride solforosa nel vino un componente utilizzato da sempre, ultimamente se ne sta parlando molto in quanto dosi eccessive di anidride solforosa possono essere dannose per l’uomo, e per questo la legge ne limita la presenza nei vini. Comunque, considerando gli innumerevoli effetti positivi dell’anidride solforosa nel vino (antiossidanti, conservanti, chiarificanti, stabilizzanti e antisettici) è possibile farne un uso intelligente in modo da prendersi solo gli effetti positivi.

Come utilizzare l’anidride solforosa nel vino in maniera controllata

In particolare utilizzando le macchine enologiche progettate e brevettate dai Laboratori di Enologica Petrillo è possibile usare l’anidride solforosa nel vino fornendo le dosi minime ed ottimizzando la quantità inserita.

Il Gas Mixer è il nostro strumento che permette di  inserire gas (CO2, N2, Argon, O2 o Aria) all’interno del mosto o vino durante le operazioni di travaso, ossia lavora “a passaggio”. Nella sua versione “Evolution” il Gas Mixer permette anche l’inserimento, in microdosaggio, di anidride solforosa (SO2).

L’Eno Mixer è il prodotto più evoluto della gamma dei brevetti di Enologica Petrillo e permette di iniettare ed omegeneizzare prodotti enologici liquidi, in particolare l’anidride solforosa, all’interno del mosto o vino sia “a passaggio” e sia “a trattamento statico”, ossia quando il prodotto si trova all’interno del serbatoio.

Unendo alle macchine sopra descritte, il Solfitometro << ZERO >> sarà possibile erogare in quantità controllata l’anidride solforosa nel vino o mosto sia in forma gassosa e sia in forma liquida, con assoluta precisione e con l’impossibilità di sovradosaggi.

Grazie alle macchine brevettate dai laboratori di Enologica Petrillo, sarà possibile produrre con facilità anche i vini biologici in cui la quantità di anidride solforosa permessa dalla legge è molto bassa. Infatti si utilizzerà soltanto una dose minima di anidride solforosa nel vino massimizzandone gli effetti positivi grazie all’immissione di gas inerti micronizzati che contribuiscono ad espellere presenze di aria ed ossigeno, eliminando così l’elemento che contribuisce maggiormente ad avere SO2 combinata.

L’anidride solforosa nel vino e i suoi effetti positivi

L’anidride solforosa è un gas codificato con la sigla E220 dall’Unione Europea.

Ricordiamo che l’anidride solforosa può essere prodotta dai lieviti  durante la fermentazione del mosto e che quindi nel vino può essere presente, in maniera del tutto naturale, una certa quantità di anidride solforosa. Oltre a questa quantità molti produttori ne aggiungono altra per massimizzarne gli effetti, quindi è importante utilizzarla in maniera controllata perché dosi eccessive possono avere effetti negativi sia nell’uomo e sia nelle qualità organolettiche del vino.

Infatti dosi eccessive di anidride solforosa nel vino possono comprometterne le caratteristiche gusto-olfattive dando al vino aromi non gradevoli o dare problemi di intorbidimento durante la conservazione in bottiglia.

Se usata nella maniera corretta l’anidride solforosa nel vino trova un largo uso in tutte le fasi della produzione proprio grazie ai suoi numerosi effetti positivi:

antisettico, antiossidante, stabilizzante, selettivo, solvente, chiarificante.

L’anidride solforosa nel vino ha una proprietà antisettica contro i batteri e contro i lieviti e ne evita il loro sviluppo incontrollato.

L’anidride solforosa nel vino previene l’ossidazione di alcuni componenti come le sostanze coloranti, aromatiche, fenoliche e alcoliche. Il rischio di ossidazioni è molto alto in tutti i processi di produzione del vino sin da quando il grappolo viene colto dalla pianta e portato in cantina per le successive lavorazioni. La probabilità di ossidazione aumenta ogni volta che si compiono le dovute lavorazioni sia sul mosto e sia sul vino come passaggi, filtrazioni e travasi e anche durante il periodo di affinamento del vino.

L’attività stabilizzante dell’anidride solforosa è di vitale importanza per la corretta conservazione del vino. Viene usata anche sul mosto per ritardare la fermentazione e per chiarificare il prodotto facendo decadere le parti solide più pesanti.

L’anidride solforosa svolge anche un’azione selettiva nei confronti dei lieviti. Infatti alcuni lieviti che producono sostanze non utili alla qualità organolettica del vino sono molto sensibili ai suoi effetti mentre i lieviti “buoni” risultano più resistenti.

L’anidride solforosa è utile per estrarre alcune sostanze, come coloranti, tannini e acidi presenti nelle bucce dell’uva. Durante la macerazione del mosto queste sostanze si solubilizzano e rimangono in soluzione.

Molto utile è anche la sua azione chiarificante facendo precipitare le sostanze colloidali che si trovano nel mosto e nel vino.

Anche se viene ampiamente utilizzata in enologia, l’anidride solforosa va utilizzata e maneggiata con molta attenzione in quanto la sua inalazione in dosi eccessive può provocare problemi alla salute. Per questo motivo bisogna adottare tutte le precauzioni possibili quando viene usata nelle diverse fasi della produzione del vino.

Come si trova l’anidride solforosa

Abbiamo capito che l’anidride solforosa nel vino può avere molti effetti positivi se usata nella maniera corretta. Ma come la troviamo in commercio per utilizzarla per i nostri scopi?

Generalmente l’anidride solforosa si trova in due forme:

anidride solforosa liquida, anidride solforosa solida insieme al metabisolfito di potassio.

L’anidride solforosa in forma liquida si trova in bombole sotto la pressione di 3 atmosfere  (con temperature di 33°C sviluppa 4 Bar). Utilizzarla in questa forma ha numerosi vantaggi:

avere un prodotto puro al 100% e quindi non introdurre nel vino altre sostanze che ne possano compromettere la qualità organolettica, facilità di utilizzo e misurazione. Utilizzando il Solfitometro < Zero > dei Laboratori di Enologica Petrillo è possibile dosare con estrema precisione la quantità di anidride solforosa da immettere nel vino senza sprechi o sovradosaggi.

Bisogna comunque fare attenzione ad utilizzare l’anidride solforosa allo stato liquido perché se usata in modo errato può procurare danni alla salute di chi la maneggia.

L’anidride solforosa nel vino può essere immessa anche allo stato solido sottoforma di metabisolfito di potassio. In questo caso accanto ad una semplicità di utilizzo ed una riduzione della pericolosità si hanno alcuni effetti negati da tenere conto. In particolare:

viene aggiunto potassio al vino che può portare alcune variazioni nelle caratteristiche organolettiche del prodotto, il prodotto non viene distribuito uniformemente nel vino, sono difficili i microdosaggi. Limiti di anidride solforosa nel vino ammessi per legge

A questo punto è arrivato il momento di fare un po’ di chiarezza sui limiti di anidride solforosa nel vino ammessi per legge. Il Regolamento Europeo che tratta dei limiti riguardanti il tenore di anidride solforosa dei vini è il seguente:

<< REGOLAMENTO (CE) N.  606/2009 DELLA COMMISSIONE del 10  luglio 2009 recante alcune modalità di applicazione del regolamento (CE) n.  479/2008 del Consiglio per quanto riguarda le categorie di prodotti vitivinicoli, le pratiche enologiche e le relative restrizioni >>.

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2009:193:0001:0059:IT:PDF

Norme UE per la produzione di vino biologico: http://www.ifoam-eu.org/sites/default/files/page/files/ifoameu_reg_wine_dossier_20130_it.pdf

La legge dice che:

<< Il tenore totale di anidride solforosa dei vini diversi dai vini spumanti e dai vini liquorosi non può superare, al momento dell’immissione al consumo umano diretto:

150 mg/l per i vini rossi; 200 mg/l per i vini bianchi e rosati.

Inoltre ci sono alcune deroghe che riguardano determinati vini che portano il limite a 400 mg/l. >>

Per quanto riguarda il vino biologico, di cui ultimamente tutti parlano ma su cui regna ancora molta confusione, ricordiamo che per legge può contenere una certa quantità di anidride solforosa ma a livelli più bassi del vino normale. In generale i limiti di anidride solforosa nel vino biologico sono i seguenti (anche se ci sono alcune deroghe e variazioni per vini particolari):

100 mg/l per i vini rossi; 150 mg/l per i vini bianchi e rosati.

Quindi anche il vino biologico può contenere anidride solforosa.

Grazie ai prodotti brevettati dai Laboratori di Enologica Petrillo sarà possibile aggiungere al vino solo la quantità desiderata di anidride solforosa e fare in modo che la quantità sia inferiore ai limiti previsti per legge e quindi produrre tranquillamente un vino biologico.

La flottazione è un procedimento utilizzato in cantina per chiarificare il mosto o il vino, ossia per facilitare la separazione delle sostanze solide contenute nel liquido e renderlo perfettamente limpido.

La separazione liquido/solido avviene grazie all’inserimento, all’interno del  serbatoio che contiene il liquido da illimpidire, di gas (aria o azoto) e di agenti flottanti di varia natura. L’agente flottante ha il compito di aiutare la separazione delle parti liquidi da quelle solide mentre il gas di portare le parti solide in superficie dove possono essere raccolte ed eliminate rendendo limpido il liquido. Allo stesso tempo alcune parti solide più pesanti si vanno a depositare nel fondo del serbatoio dove possono essere facilmente rimosse.

Le sostanze coadiuvanti che sono aggiunte durante il processo hanno il compito di facilitare la flottazione e renderla più veloce ed efficiente. In commercio ci sono varie tipologie di tali sostanze ognuna con i propri vantaggi specifici.

I derivati della chitina come coadiuvanti per la flottazione

Da pochi anni sono in commercio i derivati della chitina da utilizzare per come coadiuvanti per la flottazione dei vini e mosti. I vantaggi di questi derivati è che non sono di origine animale (in modo da evitare possibili rischi sanitari) e non presentano problemi allergenici.

Prima di tutto cerchiamo di capire cosa è la chitina: la chitina è un biopolimero presente nelle alghe, nei funghi e nei crostacei. In realtà la chitina non è una scoperta recente in quanto viene già utilizzati in altri ambiti come l’agricoltura, la purificazione delle acque e la cosmetica. Da pochi anni è stato autorizzato il suo utilizzo anche in ambito enologico ma solo se ha origine vegetale, proprio per eliminare i problemi di cui abbiamo parlato precedentemente.

Numerosi studi da parte di centri specializzati e di cantine sono stati effettuati sui derivati della chitina (chitosano) per verificarne gli effetti sulla flottazione. I risultati sono stati positivi ed è stato dimostrato che i derivati della chitina permettono di diminuire la torbidità del liquido, hanno una resa in succo maggiore e non hanno impatto sulle caratteristiche organolettiche del vino finale. Inoltre è stato trovato che le fecce flottate con i derivati della chitina sono meno colmatanti rispetto alle fecce derivate dall’uso di altri coadiuvanti (come la gelatine) e questo permette une resa maggiore di filtrazione.

L’EnoMixer e il suo utilizzo per la flottazione

L’EnoMixer è un’attrezzatura progettata nei laboratori di Enologica Petrillo che ha diversi utilizzi in cantina tra cui le chiarifiche a passaggio del mosto, le chiarifiche per flottazione e la correzioni sui vini finiti.

L’EnoMixer può essere utilizzato per facilitare la flottazione del mosto e del vino rendendola più efficace ed efficiente. In particolare permette di diminuire l’utilizzo dei coadiuvanti per la flottazione con il vantaggio di abbassare i costi dell’operazione e di minimizzare i possibili effetti indesiderati di tali sostanze.

L’operazione della flottazione utilizzando l’EnoMixer è più veloce di una normale flottazione, viene effettuata senza l’utilizzo di pompe di rimontaggio in modo da evitare inutili stress al vino e di diminuire i fenomeni ossidativi dati dal contatto con l’ossigeno. Inoltre l’utilizzo di una candela porosa con fori di grandezza 5/10 micron permette di intercettare anche le particelle solide in sospensione molto piccole e di portarle in superficie.

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Il monoblocco è una macchina enologica compatta e funzionale che ingloba diverse funzionalità in genere eseguite da singole macchine. Grazie al monoblocco per il vino è possibile eseguire le operazioni di sciacquatura, imbottigliamento e tappatura in spazi contenuti e con un notevole risparmio economico.

In commercio esistono varie tipologie di monoblocco progettate da vari produttori di attrezzature enologiche in grado di sostituire una linea di imbottigliamento con una sola macchina compatta.

Monoblocco GAI

Monoblocco GAI

Il monoblocco GAI permette di effettuare velocemente e efficacemente le operazioni di:

risciacquo, risciacquo e soffiatura, deaerazione delle bottiglie e riempimento con gas neutro, riempimento della bottiglia, iniezione di gas neutro prima della tappatura, tappatura a sughero sotto vuoto.

Nell’operazione di risciacquo la bottiglia viene presa da una pinza e capovolta. Quindi un augello viene inserito nel collo della bottiglia e al suo interno viene iniettata acqua sterile per effettuare una pulizia veloce ed accurata.

Se si effettua l’operazione di risciacquo e soffiatura, l’augello viene sempre inserito nel collo della bottiglia e l’iniezione di acqua sterilizzata viene eseguita da alcuni soffi d’aria.

A questo punto viene eliminata quasi tutta l’aria contenuta nella bottiglia che viene in seguito riempita da gas inerte (azoto o anidride carbonica).

Nella fase di riempimento della bottiglia viene creata una leggera depressione dalle valvole di riempimento per ottenere un livellamento ottimale del prodotto ed infine viene iniettato del gas inerte prima della tappatura finale in modo da ridurre le possibili ossidazioni.

Monoblocco multifunzionale ABTECHNO

Monoblocco multifunzionale ABTECHNO

Il monoblocco multifunzionale ABTECHNO è una macchina altamente tecnologica in grado di effettuare le operazioni di:

riempimento, tappatura, capsulatura, etichettatura.

L’attività di riempimento della bottiglia di vino viene effettuata da una riempitrice rotativa con riempimento a caduta o a depressione. La macchina è costruita in acciaio inox AISI 304 facilmente sanificabile.

Il tappatore monotesta, anch’esso in inox AISI 304, è disponibile per ogni tipologia di tappo (sughero, tappo a vite e tappo a corona) è completo con una stella automatica di carico e scarico.

Il capsulatore è costituito da una testata termica con temperatura regolabile per capsule termoretraibili o rullatore e sistema di sicurezza per il rilevamento del tappo.

L’etichettatrice può eseguire l’etichettatura di bottiglie tonde e quadre, è facilmente regolabile per attaccare l’etichetta nella posizione desiderata e può stampare il numero del lotto con stampante a trasferimento termico o timbratura pneumatica.

Monoblocco Monomatic TEM

Monoblocco Monomatic TEM

Il monoblocco Monomatic TEM è una macchina per cantine, costituita da 8 stazioni differenti, utilizzata per le operazioni di:

riempimento, tappatura, capsulatura, etichettatura.

Tutte le operazioni sono eseguite in maniera automatica e sono altamente programmabili grazie ad un moderno PLC per raggiungere una produzione oraria fino a 500 bottiglie per ora.

Il riempimento delle bottiglie di vino avviene per caduta e sul monoblocco si possono montare varie tipologie di tappatore per tappo di sughero, tappo in silicone e tappo a vite.

Sul portale di macchine enologiche usate Enologica Petrillo abbiamo una vasta scelta di monoblocchi usati d’occasione.

Vai alla sezione dedicata ai monoblocchi usati:

Monoblocchi usati

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La riempitrice per il vino è una macchina enologica che ha lo scopo di riempire le bottiglie di vino che dovranno essere messe in commercio.

Sul mercato si può trovare una vasta scelta di riempitrici per il vino ognuna con le proprie caratteristiche specifiche in modo da soddisfare le esigenze di piccole e grandi cantine. È comunque importante che la riempitrice per il vino si un’attrezzatura di qualità in quanto il riempimento delle bottiglie è una fase molto delicata di tutta la catena di imbottigliamento da cui dipende la tenuta nel tempo delle caratteristiche organolettiche del prodotto.

La riempitrice per il vino a volume costante inserisce nella bottiglia una quantità fissa e predeterminata di prodotto senza controllare la dimensione del contenitore.

La riempitrice per il vino a livello costante è invece più sofisticata ed inserisce nella bottiglia la quantità di vino fino ad un livello prefissato dal tappo. All’interno di questa famiglia di riempitrici abbiamo una ulteriore suddivisione che comprende:

riempitrici a sifone, riempitrici a gravità, riempitrici a depressione, riempitrici isobariche. Le caratteristiche di una riempitrice di vino

Come abbiamo prima accennato, la fase di imbottigliamento del vino è particolarmente delicata, quindi è necessario che la riempitrice abbia una serie di caratteristiche di qualità:

effettuare il riempimento senza introdurre aria nella bottiglia per evitare ossidazioni e mantenere un ambiente sterile, permettere una pulizia semplice e completa, essere facilmente regolabili per un veloce cambio di formato, gestione del vino senza traumatizzarlo, evitare lo sgocciolamento tra una bottiglia e l’altra, essere fabbricate in acciaio inox.

In genere per evitare ogni fenomeno di ossidazione e di contatto di vino con l’aria si utilizzano sistemi con gas inerte (come azoto).

Riempitrice vino a gravità Fill Jet Wine Melegari

Riempitrice vino a gravità Fill Jet Wine Melegari

La riempitrice per vino a gravità Fill Jet Wine dell’Azienda Melegari è una macchine enologica adatta a vini fermi molto affidabile e semplice da utilizzare e da mantenere efficiente. Questa riempitrice permette di raggiungere una velocità di riempimento molto elevata (fino a 100.000 bottiglie per ora) e precisa, applica una leggere depressione durante la lavorazione e l’operatore riesce a cambiare formato velocemente e ad ottenerne una pulizia completa in modo del tutto automatico.

Tra le caratteristiche principali della riempitrice Fill Jet Wine abbiamo:

riempimento della bottiglia con l’applicazione di una depressione delicata in modo da ottenere una estrema precisione nel livellamento del prodotto, possibilità di variare il livello del liquido senza cambiare il beccuccio, manutenzione ridotta grazie al numero ridotto di parti mobili, rubinetti facilmente smontabili, può montare un sistema di iniezione di gas inerte per evitare le ossidazioni, facilità di sanificazione di tutte le parti che vengono a contatto con il vino.

Sul portale di macchine enologiche usate Enologica Petrillo abbiamo a disposizione una vasta scelta di riempitrici di vino usate: Riempitrici di vino

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Le sciacquatrici per le bottiglie di vino sono macchine enologiche rotative usate per pulire le bottiglie. A differenza degli impianti lavabottiglie a tunnel utilizzati per pulire le bottiglie usate che necessitano una pulizia accurata con l’eventuale distacco dell’etichetta, le sciacquatrici servono per la pulizia e la sterilizzazione di bottiglie nuove.

Le sciacquatrici per le bottiglie di vino sono formate da un telaio in acciaio inox che racchiude tutti i componenti della macchina:

pompa e augelli per spruzzare l’acqua ad alta pressione, circuito per spruzzare il prodotto sterilizzante, coclea per il caricamento delle bottiglie, stella d’ingresso e di uscita, pinze per il rovesciamento delle bottiglie. Il funzionamento delle sciacquatrici

Andiamo ad analizzare il funzionamento delle sciacquatrici di bottiglie.

Le bottiglie vengono introdotte nella macchina attraverso una coclea che ha lo scopo di distanziarle correttamente ed inviarle ad una stella di ingresso. Grazie alla stella di ingresso le bottiglie vengono posizionate correttamente sotto opportune pinze che le afferrano, le capovolgono ad alta velocità e permettono ad un augello di penetrare nel collo della bottiglia.

La bottiglia subirà una prima sterilizzazione con l’immissione di un prodotto sterilizzante (in genere anidride solforosa), un risciacquo con acqua microfiltrata e una perfetta asciugatura tramite getti di aria compressa.

A questo punto le bottiglie vengono di nuovo ruotate e riportate alla posizione iniziale e inserite nella stella d’uscita.

Sciacquatrici Promec modello Evolution

Le sciacquatrici Promec del modello Evolution sono macchine rotative compatte dotate di pinze ad apertura simmetrica che ruotano le bottiglie di 180 gradi intorno al proprio asse.

Possono avere l’augello sia fisso e sia mobile e, in questo caso, possono iniziare l’attività di lavaggio quando la bottiglia è ancora orizzontale, ottenendo un lavaggio più efficiente per quanto riguarda le tempistiche.

Le sciacquatrici Promec del modello Evolution permettono di ottenere determinati vantaggi:

irreversibilità del movimento al fine di trattare con sicurezza ogni tipologia di bottiglie, movimento di rotazione sull’asse delle bottiglie per avere la massima efficienza nelle tempistiche, facilità di variare i tempi di trattamento, dimensioni contenute per ottimizzare gli spazi in cantina, economica nel funzionamento, facilmente pulibile e sanificabile in quanto è costruita interamente in acciaio inox AISI 316, cambio di formato semplice e veloce.

Sul portale Enologica Petrillo potrai trovare una vasta scelta di sciacquatrici usate che mantengono la qualità e le caratteristiche dei prodotti nuovi.

Sciacquatrici usate 

Una delle macchine enologiche molto importanti in una linea di imbottigliamento del vino è la lavabottiglie. L’operazione di lavaggio delle bottiglie di vino è fondamentale per garantire la perfetta pulizia del contenitore ed avere un prodotto che non subisca contaminazioni e che mantenga le sue caratteristiche organolettiche costanti nel tempo.

Specifichiamo che a seconda che si tratti di bottiglie nuove oppure di bottiglie usate, il trattamento a cui saranno sottoposte sarà differente. Le bottiglie nuove sono consegnate dalle vetrerie in pallet avvolte in uno strato di plastica per proteggerle dalle intemperie e dalla polvere. In questo caso le bottiglie necessitano solo di un lavaggio per eliminare la polvere e altri residui.

Le bottiglie usate sono in genere più sporche e spesso presentano ancora l’etichetta che deve essere staccata accuratamente. Quindi il trattamento a cui verranno sottoposte nelle lavabottiglie sarà più complicato e accurato in modo da ottenere una perfetta sanitizzazione e pulizia esterna ed interna.

Le lavabottiglie sono macchine enologiche ch lavorano a cicli di lavaggio personalizzabili a seconda della quantità di bottiglie da lavare, se sono nuove oppure usate e dal grado di sporco della bottiglia stessa.

Lavabottiglie a tunnel single-end e double-end

Le lavabottiglie a tunnel sono attrezzature enologiche impiegate in medie e grandi cantine ed il loro funzionamento è in gran parte automatizzato. A seconda del modo in cui sono costruite si differenziano in lavabottiglie a tunnel single-end e lavabottiglie a tunnel double-end.

Nelle lavabottiglie a tunnel single-end l’inserimento  e lo scarico delle bottiglie avviene nello stesso lato, mentre nelle lavabottiglie a tunnel double-end avviene dai due lati opposti della macchina. In genere le double-end permettono una migliore gestione degli spazi in cantina e dell’intero ciclo di imbottigliamento.

Lavabottiglie Bardi modello Niagara

Lavabottiglie Bardi modello Niagara

La lavabottiglie Bardi modello Niagara permette di raggiungere una capacità produttiva oraria fino a 10.000 bottiglie e può trattare sia bottiglie nuove e sia bottiglie usate con l’etichetta da staccare.

L’intero ciclo di lavaggio è costituito dai seguenti elementi: vasca di macero, stazione di estrazione etichette, stazione di spruzzatura detergente, stazione risciacquo in riciclo e stazione risciacquo finale.

L’inserimento delle bottiglie nella lavabottiglie avviene grazie ad un sistema ad arpioni che porta le bottiglie ai cestelli senza utilizzare altra tipologia di spinta. Gli arpioni sono rivestiti da plastica al fine di trattare le bottiglie in maniera delicata e minimizzando il rumore.

I cestelli portabottiglie montati sulla macchina possono essere di diverse dimensioni a seconda del formato della bottiglia da sottoporre al lavaggio e permettono una perfetta pulizia della bottiglia, ridotti costi di funzionamento e di gestione.

Per levare le etichette dalle bottiglie usate, le lavabottiglie Bardi hanno un sistema di estrazione delle etichette a doppio stadio. Nella prima parte le bottiglie sono sottoposte ad un lavaggio di soluzione caustica in cui viene staccato il 30% delle etichette, mentre nel secondo stadio le bottiglie sono sottoposte ad una serie di spruzzi ad alta pressione.

Per avere informazioni sulle lavabottiglie Bardi visita il sito dell’Azienda: http://www.r-bardi.com/it/lavaggio-bottiglie.php

Lavabottiglie Akomag modello Pixis

Lavabottiglie Akomag modello Pixis

Le lavabottiglie Akomag modello Pixis sono attrezzature enologiche a ciclo continuo di dimensioni contenute per ottimizzare gli spazi all’interno della linea di imbottigliamento. Punti di forza delle lavabottiglie Akomag sono i costi di gestione contenuti e la semplicità di utilizzo e manutenzione.

Il ciclo di lavaggio viene effettuato con bagno alcalino o anidride solforosa ed è semplice ma molto accurato nel risultato finale.

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Il vino bag in box sta riscuotendo sempre più successo tra i consumatori che, soprattutto per il vino da tutti i giorni, preferiscono questo comodo contenitore rispetto alle bottiglie di vetro. Inoltre anche se inizialmente venivano venduti nel bag in box solo vini di basso pregio, oggi si possono trovare anche vini di buona qualità di produttori famosi.

Cosa è il bag in box

Vino bag in box

Il bag in box è un contenitore formato da un sacchetto flessibile di materiale plastico, provvisto di una valvola o tappo a dispenser, contenuto in una scatola di cartone. Si può trovare in commercio in vari formati da 3 litri fino a 20 litri e viene utilizzata esclusivamente per vini tranquilli.

Il sacchetto è costruito in materiale plastico formato da vari strati di materiali differenti poliaccoppiati, come il polietere metallizzato con alluminio e polietilene per prodotti alimentari, in grado di impedire il passaggio di gas, di luce e di calore. Tra i vantaggi del sacchetto abbiamo: protezione del vino dall’aria e dalla luce, igienicità, robustezza, infrangibilità e leggerezza.

La valvola, o rubinetto, permette lo svuotamento del vino nel bag in box senza permettere l’introduzione di aria all’interno del sacchetto in modo da preservare a lungo le caratteristiche organolettiche del vino.

La scatola di cartone è il contenitore esterno del sacchetto e permette di ottenere altri vantaggi come il supporto rigido, la facilità di presa, la possibilità di sovrapposizione e la resistenza ad urti accidentali. Ultimamente si possono trovare in commercio piccole botti di legno bag in box al cui interno è posto il sacchetto che viene riempito di vino. Questa soluzione è particolarmente utilizzata dai ristoranti che propongono vini sfusi al bicchiere.

Riempitrici per bag in box

Il vino nel bag in box viene inserito tramite l’utilizzo di macchine riempitrici automatiche, semiautomatiche o manuali a volume costante che impediscono l’ingresso dell’aria nel sacchetto.

Riempitrice bag in box BiB 30 Enoitalia

La riempitrice per vino bag in box BiB 30 prodotta da Enoitalia è una macchina enologica completamente automatica in grado di eseguire tutte le operazioni necessarie di apertura, saturazione con gas inerte, riempimento e chiusura. Inoltre grazie all’Autotuning la macchina viene calibrata inizialmente e non ha bisogno di continui aggiustamenti. L’operatore tramite un quadro comandi è in grado di controllare e gestire tutti i cicli dell’operazione.

COMBIBOX è il monoblocco in acciaio inox prodotto dall’Azienda Astepo per produzioni di bag in box fino a 1.000 pezzi per ora. Il monoblocco è permette un’alta flessibilità, velocità di cambio formato da 3 litri a 20 litri, riempimento automatico dei sacchetti, chiusura a colla hot-melt o a nastro adesivo, chiusura falde cartoni.

Studi sul bag in box

Sono stati eseguiti numerosi studi su quale fosse il contenitore migliore per il vino tra i contenitori in PET, la bag in box e il vetro. Per quanto riguarda sia i vini bianchi e sia in vini rossi, non si sono trovate grandi differenze organolettiche tra il vino contenuto nel vetro e quello contenuto nella bag in box, proprio a testimoniare il fatto che grazie alle innovazioni tecnologiche la bag in box può essere un valido sostituto alla bottiglia di vetro ed in alcuni casi anche più comodo da utilizzare e trasportare.

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I coadiuvanti di filtrazione del vino sono sostanze che vengono utilizzate insieme ai filtri per il vino per aumentarne il poter filtrante. L’utilizzo dei coadiuvanti è particolarmente indicato quando il liquido da filtrare è molto diluito ed i filtri da soli non riescono a trattenere le particelle in sospensione.

I coadiuvanti vengono usati soprattutto con la tecnica dell’alluvionaggio continuo in cui vengono aggiunti continuamente e in modo controllato nel liquido da filtrare. Per evitare che le particelle più piccole diminuiscano le proprietà filtranti del filtro, viene utilizzato un prepannello a monte del filtro stesso in modo da eseguire una prima filtrazione del vino.

I vantaggi dei coadiuvanti di filtrazione

Il vantaggio fondamentale dei coadiuvanti di filtrazione è di ridurre il colmataggio, ossia quel fenomeno per cui le particelle solide in sospensione che durante la filtrazione si accumulano sulla superficie del filtro facendo diminuire col tempo le sue proprietà filtranti. Grazie ai coadiuvanti questo strato viene reso poroso mantenendo costanti le caratteristiche del filtro ed aiutano a rimuovere il deposito alla fine del processo.

Inoltre diventano essi stessi il materiale filtrante trattenendo le particelle solide a patto che abbiano particolari caratteristiche: inerzia chimica, rigidità, porosità elevata e granulometria uniforme.

Gli svantaggi dei coadiuvanti di filtrazione

I coadiuvanti di filtrazione hanno però alcuni svantaggi a cui prestare attenzione quando si utilizzano. Prima di tutto possono portare alcuni rischi alla salute umana soprattutto alle vie respiratorie se inalati accidentalmente durante le operazioni, e per questo motivo si utilizzano particolari accorgimenti per evitarne gli effetti negativi (ad esempio con un opportuno impianto di aspirazione).

Un altro problema da tenere conto è quello del loro smaltimento dopo l’utilizzo in quanto hanno un non piccolo impatto ambientale che ne determina un alto costo di smaltimento.

Le tipologie dei coadiuvanti di filtrazione

In commercio esistono vari tipi di coadiuvanti di filtrazione ognuno con le proprie caratteristiche particolari:

farina fossile, perlite, cellulosa, gel di silice.

Farina fossile

La farina fossile è il coadiuvante più utilizzato grazie alle sue numerose qualità filtranti e viene chiamata anche “sabbia di diatomee” in quanto è una roccia che deriva dai sedimenti fossili di particolari alghe della famiglia delle diatomee.

Tra i vantaggi della farina fossile abbiamo:

alto livello di chiarifica grazie alla perfetta distribuzione della granulometria, ottima capacità di assorbimento della feccia, formazione veloce del pannello filtrante, economica.

Gli svantaggi della farina fossile sono:

un alto costo di smaltimento in quanto è considerato un rifiuto speciale che deve essere trattato in maniera particolare, il rischio di rilasciare nel vino determinati metalli pesanti contenuti al suo interno e nocivi alla salute umana.

Perlite

La perlite è invece una roccia vulcanica che ha la caratteristica di espandersi in volume fino a 20 volte quando viene portata a temperature elevate. Questo perché ha al suo interno delle gocce d’acqua che si vaporizzano ad alte temperature formando delle bolle all’interno della perlite. In genere la perlite viene utilizzata nei filtri rotativi o filtri pressa.

Avendo una densità molto bassa non è nociva alla salute ma, essendo molto volatile, potrebbe portare problemi respiratori. Altro problema è la cessione del ferro in essa contenuto al vino portando sapori poco gradevoli al palato.

La cellulosa è un derivato del legno tramite opportuni processi chimici. Viene utilizzata nei prepannelli per formare il primo strato e nei pannelli misti con coadiuvanti minerali.

Il gel di silice è un polimero capace di legarsi alle altre molecole proteiche che sono causa degli intorbidamenti nel vino e spesso viene usato insieme alla farina fossile. Ha il vantaggio di non provocare problemi alla salute.

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I separatori centrifughi sono attrezzature enologiche utilizzate per effettuare la separazione centrifuga delle particelle solide in sospensione nel mosto e nel vino.

Conosciamo l’importanza della filtrazione in enologia al fine di ottenere un prodotto di alta qualità e stabile nel tempo e i vantaggi di usare la separazione centrifuga rispetto ad una chiarificazione spontanea:

maggiore velocità di filtrazione, migliore qualità del prodotto finito, costi contenuti, ottimizzazione degli spazi. I separatori centrifughi verticali a dischi

I separatori centrifughi verticali sono formati da un contenitore cilindrico in acciaio inox (detto tamburo o rotore) che ruota sul proprio asse ad una velocità di rotazione molto elevata. La rotazione è generata da un motore collegato all’albero orizzontale e da questo trasferito, dopo un opportuno rapporto di moltiplica, all’asse verticale collegato al tamburo.

Grazie alla forza centrifuga il liquido da filtrare viene inserito nel centro del tamburo e quindi viene fatto passare attraverso una serie di dischi tronco-conici dove avviene la separazione delle sostanze solide da quelle liquide. Il liquido si riversa nella parte superiore del tamburo mentre le particelle solide si accumulano alla periferia del tamburo e quindi eliminati.

I separatori centrifughi a dischi possono operare in modalità differenti a seconda della tipologia di dischi montati:

chiarificazione, separazione, concentrazione. Separatore centrifugo Alfa Laval Clara 15

Separatore centrifugo Alfa Laval Clara 15

Il separatore centrifugo del modello Clara 15 prodotto dall’Azienda Alfa Laval è un macchinario per le piccole cantine utile per chiarificare il mosto e il vino.

I vantaggi di utilizzare il separatore centrifugo Clara 15 sono molteplici:

chiarificazione delicata che non stressa il prodotto, alta velocità con cui avviene l’intero processo minimizzando il contatto del vino con le parti solide in sospensione, bassi costi di esercizio, eliminazione dei filtri a farina fossile dalla cantina, possibilità di interrompere la fermentazione senza utilizzare anidride solforosa, ideale per vini biologici.

L’intero processo di separazione centrifuga avviene all’interno del tamburo rotante. La sostanza da filtrare (mosto o vino) viene versata dall’alto al centro del tamburo attraverso un tubo di alimentazione, sottoposto ad accelerazione centrifuga delicata e quindi inviato ai dischi dove avviene la separazione del liquido dalle sostanze solide in sospensione.

Una volta effettuata la filtrazione, la parte liquida viene convogliata al centro della pila dei dischi filtranti e quindi pompata verso l’esterno grazie ad una pompa centripeta, mentre le parti solide sono mandate alla periferia del tamburo rotante e quindi espulsi ad intervalli regolari.

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La pompa a lobi rotativi è una pompa di tipo volumetrico formata da una camera dentro cui ruotano, su asse paralleli, due rotori dotati di lobi che permettono al liquido di fluire al loro interno e di essere pompato.

La pompa a lobi lavora con un basso numero di giri e ha la caratteristica fondamentale di trattare delicatamente il prodotto in modo da non alterarne le sue proprietà organolettiche.

Pompa a lobi rotativi Vogelsang

Pompa a lobi rotativi Vogelsang

La pompa a lobi rotativi Vogelsang è un macchinario enologico altamente robusto ed affidabile con le seguenti caratteristiche:

verso di pompaggio variabile, autoadescante, possibilità di lavorare a secco, ottima gestione dei corpi estranei.

All’interno della pompa i due lobi rotativi, rivestiti di elastomero, ruotano in versi opposti pompando delicatamente il prodotto.

La pompa a lobi Vogelsang è un prodotto altamente tecnologico che propone nuovi principi brevettati:

il principio QuickService è un sistema che consente una manutenzione rapida con la possibilità di sostituire i pezzi usurati senza smontare l’intera pompa il principio InjectionSystem permette alla pompa di lavorare senza problemi anche con la presenza di corpi estranei nel liquido da pompare. Infatti questi corpi vengono direttamente convogliati nella camera di pompaggio minimizzando le collisioni con i lobi e l’usura della macchina. Pompa a lobi OMAC

Pompa a lobi OMAC

La pompa a lobi OMAC permette il trasferimento del prodotto rispettando le sue caratteristiche fisico-chimiche. Punti di forza di queste pompe sono:

solidità, affidabilità, facilità di manutenzione, prestazioni di alto livello.

L’Azienda OMAC si presenta sul mercato con una vasta gamma di pompe a lobi con portate differenti per soddisfare le esigenze di ogni cantina, e costruite in acciaio inox AISI 316. Da non sottovalutare la presenza di una vano di separazione di tenuta tra corpo pompante e supporto che impedisce il contatto tra il lubrificante e il prodotto pompato.

Le pompe a lobi OMAC sono progettate con il principio della modularità in modo che le varie parti si possono modificare se le esigenze lo richiedono.

Pompe a lobi Johnson Pump

Pompe a lobi Johnson Pump

Le pompe a lobi Johnson Pump sono pompe volumetriche basate sul principio di variazione del volume in una camera, per opera di lobi rotanti, per pompare il liquido in essa contenuto.

In commercio ci sono varie tipologie di pompe a lobi Johnson Pump tutte altamente affidabili grazie alla loro semplicità di progettazione e particolarmente indicate per il settore vinicolo grazie al loro livello di igiene con cui operano ed al fatto che sono facilmente pulibili.

La manutenzione della pompa a lobi Johnson Pump è semplice e veloce grazie all’accesso frontale alle parti meccaniche usurabili e che non è richiesto lo smontaggio delle parti di ingresso ed uscita del liquido.

Particolarmente indicate sono le pompe che montano i trilobi in quanto permettono un trasferimento delicato del liquido contenuto nella camera anche in presenza di numerose parti solide in sospensione.

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