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Le colline delle Langhe sono da secoli terra di vini di alta qualità grazie al microclima e al terroir che rendono questa zona particolarmente adatta alla produzione enologica. È proprio in questa storica regione piemontese, nel comune di Neviglio, che è incastonata Cascina Baricchi.

La nostra storia inizia nel 1979 quando Giovanni Simonetta acquista la tenuta che darà vita, alla fine degli alla ’80, alla prima etichetta; prima di una lunga serie di sperimentazioni che porterà alla nascita di vini unici per un territorio legato alle tradizioni. Nel 1996 le redini di Cascina Baricchi sono affidate a Natale Simonetta, figlio di Giovanni, che darà all’Azienda la sua pennellata personale.

Le colline da cui prendono energia le vigne di Cascina Baricchi sono formate da un fondo di terra chiara, ideale per la produzione di vini di alta qualità e da invecchiamento. Il terroir perfetto è completato dalla conformazione della morfologia delle colline che crea un microclima davvero unico. In particolare i vigneti sono rivolti a sud in modo da essere baciati dal sole per gran parte della giornata e subire, durante la notte, alti sbalzi termici che permettono di ottenere vini di profumi eleganti con una perfetta maturità dei tannini.

Un territorio il cui mantra è la bellezza della natura che riversa la sua magia in ogni bottiglia di Cascina Baricchi.

Cascina Baricchi: la filosofia in vigna e in cantina

A Cascina Baricchi trattano la vigna con la stessa cura e attenzione con cui si tratta una persona, favorendo il più possibile trattamenti naturali rispettando l’ambiente e le piante. Lo scopo di questi trattamenti è esclusivamente di aiutare la pianta quando ne ha veramente bisogno in modo da farla crescere in maniera forte rispettando la natura.

Anche in cantina il modo di lavorare è basato sul buon senso prediligendo prima di tutto l’igiene e la pulizia degli ambienti. Nessuna attività del processo di lavorazione è lasciata al caso ma ogni anno i vini sono differenti in quanto assorbono le caratteristiche peculiari dell’annata. A Cascina Baricchi si preferisce assecondare il naturale svolgere degli eventi riuscendo a trasportare nel bicchiere la storia dell’annata e non avere sapori standard e omologati.

Interessante è la gestione del legno differente per i vari vini in modo che le botti affinino il prodotto senza snaturarlo. Il ricambio delle barrique è oculato e vengono inserite in cantina a piccole dosi in modo che non facciano troppo sentire il loro effetto di cessione del legno. Per il barbera si utilizzano barrique tra i 10 e 20 anni di età, mentre per il nebbiolo tonneau da 500 litri non tostati e piegati al vapore.

Cascina Baricchi: la varietà dei vini

Cascina Baricchi è rinomata per la grande varietà di etichette disponibili molte delle quali originali per la zona. Ricordiamo che ci troviamo in un territorio la cui tradizione predilige il moscato e i grandi vini rossi ma la carta dei vini della cantina riflette la mentalità innovativa, degna di un esploratore di altri tempi, di Natale. Nel tempo ha sperimentato e inventato vini che lo affascinassero e che avessero un quadro olfattivo unico prima con le bollicine da pinot nero e poi con spumanti da nebbiolo vinificato in rosé. Anche il suo moscato non poteva essere il classico vino della zona di pronta beva ma doveva comunicare complessità e unicità.

Dopo un viaggio in Austria presso il produttore Kracher, specializzato in vini dolci, Natale si innamora degli icewine. I vini del ghiaccio sono prodotti con uva lasciata sulla vite nei mesi invernali sotto la neve in modo che acquisiscano lentamente complessità e una forte carica aromatica insieme a un ottimo bilanciamento tra dolcezza e acidità.

Inizia così la sperimentazione in azienda dedicando una piccola vigna di moscato alla produzione di vini da uva ghiacciata. Il risultato è il Solenne, un singolare “icewine del Sud”, ricco, complesso e potente.

Regina di Felicità è un vino spumante prodotto con mosto fresco e un blend di icewine di diverse annate in modo da dare una certa continuità del sapore e allo stesso tempo una preziosa complessità aromatica.

Et Voilà, bollicine prodotte da pinot nero che subiscono un lungo affinamento di 6 anni sui lieviti. Dopo la sboccatura la bottiglia viene rabboccata con lo stesso vino e riposo in bottiglia altri 12 mesi.

Visages de Canailles, spumante rosé 100% nebbiolo prodotto con il 70% di vino dell’annata in corso e il rstante 30% è una cuvée di 5 annate diverse.

Jamais, vino spumante prodotto da pinot nero e uva che proviene da una piccola vigna in cui sono coltivati diversi vitigni: Chardonnay, Sauvignon Blanc, Viognier, Riesling e Chennin blanc.

Revolution, è un “vino da strada”. Vino spumante metodo classico da uva Syrah che vuole riprodurre l’idea del lambrusco.

0 – 30 (zero-trenta). Il nome è legato al fatto che questo vino rimane per 30 mesi ad affinare nel legno sulle proprie fecce. Prodotto con uve Timorasso, Chardonnay, Riesling, Sauvignon e Viognier vendemmiate tardivamente in modo da ottenere una piena maturazione fenolica accompagnata da una grande mineralità e acidità.

Cascina Baricchi: i vini tradizionali

Cascina Baricchi non è solo sperimentazione e bollicine ma completano la scuderia dell’azienda una ricca gamma di vini tradizionali legati al territorio.

Dolcetto d’alba, è da sempre un vino specchio del territorio considerato il vino da tutti i giorni, con una intelligente gradazione alcolica che possa accompagnare il pasto quotidiano.

Barbera, vitigno versatile che ha la capacità di adattarsi al territorio e di assorbirne le caratteristiche permettendo la produzione di vini con caratteristiche diverse da vini giovani a vini da lungo invecchiamento, complessi, fini ed eleganti.

Barbaresco, un classico (100% nebbiolo) in cui si ritrova nel bicchiere tutto il sapore del territorio, ogni anno con la sua pennellata unica.

Per maggiori informazioni sui vini di Cascina Baricchi visita il sito dell’Azienda: http://www.cascinabaricchi.com/

Per la maggior parte dei produttori i residui della produzione del vino sono uno scarto e un costo per il loro smaltimento. In genere la vinaccia viene ritirata gratuitamente dalle distillerie che, oltre a produrre grappa ed alcool, vanno a recuperare le buccette, i raspi, i vinaccioli traendo da uno scarto un alto reddito.

Le distillerie producono vapore per le proprie esigenze produttive ed energia elettrica immettendola in rete, alimentando le proprie caldaie con le bucce dell’uva e i raspi. Il processo di lavorazione in distilleria prevede l’essiccamento della vinaccia e la vagliatura per il recupero dei vinaccioli (la vagliatura della vinaccia fresca darebbe una resa di recupero vinaccioli di circa il 30/33% mentre la vagliatura della vinaccia essiccata può superare il 90%). I vinaccioli recuperati, vengono venduti dalle distillerie a ditte specializzate nella produzione di olio di vinacciolo in Italia, in Spagna e nel resto del mondo.

Fatte queste premesse spero di averti incuriosito e fatto capire che nella tua azienda vinicola hai un tesoro nascosto tutto da sfruttare e anche te hai la possibilità di valorizzare i sottoprodotti della filiera vitivinicola.

L’Enologica Petrillo, si è posta il problema di far recuperare direttamente ai produttori vinicoli i benefici che si possono ricavare dalla trasformazione della vinaccia in sotto/prodotti antiossidanti dall’alto valore aggiunto. Vado di seguito ad inserire un link relativo ad una trasmissione RAI ove si illustrano parte degli utilizzi dei sottoprodotti ricavati dagli  scarti della filiera vitivinicola:

Valorizzazione degli scarti della vite – Linea Verde

Noi andremo a darvi la possibilità di lavorare la vinaccia all’uscita delle vostre presse in modo da:

separare il vinacciolo dalle bucce, recuperare le bucce sfarinate, alimentare le caldaie direttamente con le bucce, trasformare le buccette in pellets nel caso si volessero stoccare  per la vendita al minuto o per alimentare le caldaie che potranno riscaldare gli ambienti aziendali, produrre vapore, produrre energia elettrica da immettere in rete  durante tutto il corso dell’anno, trasformare le buccette in farine alimentari ed i raspi in fibre alimentari.

La relazione dell’Enea e di altre università su tutti i sotto-prodotti ottenibili le potrete visionare sui seguenti:

Progetto VALORVITIS – valorvitis.com Progetto Life + “More&More” (ENEA) – http://utagri.enea.it

Segui il seguente link e scopri come Guadagnare con la vinaccia. (http://zeroscrap.it/it/guadagnare-la-vinaccia/)

Progettazione di impianti personalizzati

Enologica Petrillo è in grado di progettare l’impianto più indicato alle tue esigenze e correttamente dimensionato alla quantità di vinaccia prodotta dalla tua Azienda Vinicola.

Grazie alle nostre simulazioni economiche (business plan) Vi mostreremo che la valorizzazione dei sottoprodotti della filiera vitivinicola è alla portata anche delle piccole e medie cantine che possono beneficiare dei vantaggi del loro sfruttamento.

Alcune riflessioni.

I sottoprodotti che verranno ricavati direttamente nelle cantine da vinaccia fresca, avranno profumi e gusti eccellenti e saranno di ottima qualità. Ad esempio, l’olio di vinacciolo da vinaccia fresca potrà essere utilizzato per condire insalate e per cucinare, nelle fritture (ha il più alto punto di fumo rispetto agli altri oli alimentari) con risultati eccezionali apprezzati dai più qualificati chef mondiali. Oppure essere venduto nel settore farmaceutico e cosmetico .

Il sistema estrattivo dell’olio di vinacciolo prescelto sarà determinante sulla qualità dello stesso, le metodologie da noi consigliate sono l’estrazione da presse continue e l’estrazione a CO2 supercritica.

Nel caso l’azienda interessata alla trasformazione della vinaccia in sotto/prodotti, rientrasse nella  produzione biologica certificata, i ricavi sarebbero notevolmente superiori viste le tendenze di mercato che vede il comparto biologico in continua crescita.

Enologica Petrillo è da molti anni attenta alla problematica del corretto recupero dei vinaccioli nelle varie fasi della produzione del vino. In particolare ben 15 anni fa abbiamo brevettato un vinificatore all’avanguardia dotato di meccanismi per estrarre i vinaccioli durante la fase fermentativa man mano che precipitano.

Il Vinificatore (Brevetto Nr. 0001323007 del 22 luglio 2004) verrebbe fornito di serie con il “SEEDS EXPELLER” per mezzo del quale, i vinaccioli verranno espulsi dal vinificatore man mano che si distaccheranno dagli acini od al momento prescelto dall’ENOTECNICO.

Con la nostra consulenza e grazie agli impianti progettati nei laboratori di Enologica Petrillo anche la tua Azienda potrà avere un’immaginabile ulteriore fonte di guadagno.

Negli ultimi anni è cresciuto l’interesse verso la possibilità di valorizzare i sottoprodotti derivanti dal settore vitivinicolo. In particolare, la valorizzazione di tali sottoprodotti è capace di dare un contributo notevole nella risoluzione di tre importanti problemi:

ambientale, per lo smaltimento dei rifiuti, energetico, per la necessità di diversificare le fonti di approvvigionamento di combustibili così da ridurre progressivamente la dipendenza dalle fonti fossili, economico, per la necessità di ottimizzare i processi produttivi per massimizzare il valore aggiunto ottenibile.

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Situazione attuale

Fino al 2010 tutti gli scarti della raccolta e della lavorazione dell’uva delle cantine produttrici di vino dovevano essere portate obbligatoriamente nelle distillerie per la produzione di alcool e grappe. Per le cantine che non potevano lavorare internamente le vinacce, queste costituivano quindi un rifiuto che doveva essere gestito con notevoli esborsi economici.

Dal 2010, grazie all’uscita del decreto legge “n.7407 del 4 Agosto 2010”, la situazione è cambiata in quanto gli scarti della filiera vitivinicola possono essere utilizzati dalle cantine stesse e trasformati in sottoprodotti ad alto valore aggiunto. In questo modo quello che era considerato fino a poco tempo fa un costo che andava a pesare sui conti delle cantine, oggi viene trasformato in una possibile fonte di guadagno. In particolare da raspi, bucce e vinaccioli è possibile creare prodotti per uso agronomico (per fertilizzare i campi), per uso farmaceutico, per uso cosmetico e per uso energetico.

Il decreto assume notevole valenza in quanto consente, per la prima volta, l’utilizzo dei sottoprodotti della vinificazione, aprendo nuove ed interessanti opportunità economiche, ambientali ed agronomiche.

Gli studi delle migliori università italiane

Le potenzialità del mercato dei sottoprodotti della filiera vitivinicola sono davvero importanti, basti pensare che solo il mercato dei polifenoli estratti dalla vinacce in Europa vale ben 1 miliardo di euro. Per questo motivo le migliori università italiane stanno effettuando diversi studi sulle caratteristiche chimico-fisiche della vinaccia al fine di verificarne le potenzialità all’utilizzo nei vari campi:

energetico, agronomico, alimentazione zootecnica, farmacologico e cosmetico, alimentare.

In particolare alcuni studi pongono l’attenzione sulle interessanti proprietà nutrizionali dell’olio di vinaccioli, caratterizzato da una particolare composizione in acidi grassi, da un’elevata concentrazione polifenolica e da un alto punto di fumo (circa 190-230° C) che lo rende particolarmente indicato per la cottura di cibi.

La Facoltà di Agraria delle Marche ha effettuato uno studio sul vino “Rosso Conero Riserva DOCG”. Lo studio ha evidenziato che da ciascun ettaro dei vigneti della DOCG si possono ottenere:

660 kg di bucce essiccate, 110 kg di raspi essiccati, 250 kg di vinaccioli essiccati

Dai vinaccioli è possibile estrarre l’olio di vinaccioli (circa 25 kg di olio di vinaccioli per ettaro) ed altri estratti essenziali che possono essere venduti alle industrie farmaceutiche e di cosmesi. Raspi e bucce, invece, si adattano meglio ad una valorizzazione energetica attraverso l’utilizzo in caldaie per la produzione di energia termica.

L’ENEA Dipartimento UT-AGRI, nella figura del prof. Pizzichini, ha brevettato un processo per valorizzare gli scarti delle vinacce con l’estrazione di sostanze nutraceutiche (tannini, polifenoli, flavonoidi, antociani), che possono essere usate in campo farmaceutico (per proteggere l’organismo da varie patologie quali infiammazioni, artriti, diabete ed altre), nel campo alimentare (come conservanti naturali) e nel campo cosmetico (per la loro attività anti-ossi dante e quindi anti-age). Questo procedimento modifica poco la composizione delle vinacce e quindi dopo questa estrazione, possono essere ancora utilizzate sia come fertilizzanti e mangimi per animali, sia come fonte di energia.

Un’azienda di Asti, la Nobil Bio Ricerche, specializzata nella ricerca biotecnologica di materiali da impianto per dentisti, è riuscita ad estrarre molecole dalle bucce e dai vinaccioli che permettono la creazione di un riempitivo osseo per usi odontoiatrici. L’azienda ha dimostrato che tali molecole favoriscono la ricrescita ossea, contrastano l’osteoporosi ed hanno proprietà antiossidanti, antibatteriche, antinfiammatorie e anticancerogene.

Composti bioattivi dai residui di lavorazione dell’uva

Il progetto BIOACTIVE-NET, realizzato con il contributo della Commissione Europea, si è posto l’obiettivo di fornire una panoramica sui composti bioattivi presenti nei residui di lavorazione delle uve, sulle tecniche di estrazione e le possibilità di impiego nell’industria alimentare e cosmetica.

Il progetto risponde alle seguenti domande:

è possibile creare un valore aggiunto per le aziende dai residui di lavorazione dell’uva? si possono ottenere benefici per la salute dai residui dell’uva?

Le vinacce, che ricordiamo oggi rappresentano prodotto di scarto per molte cantine soprattutto di piccole dimensioni, contengono quantità importanti di sostanze che hanno effetti benefici sulla salute:

fibre (17-21%), tannini (16-27%) altri composti polifenolici (2-6.5%), grassi (7-12%), zuccheri (3%), sali

In particolare i polifenoli (principalmente acido ellagico e quercetina) e il resveratrolo hanno importanza rilevante per le loro proprietà antiossidanti e di riduzione dei radicali liberi. I principali composti bioattivi estraibili dai processi di trasformazione dell’uva sono polifenoli:

Resveratrolo: le bucce fresche di uva contengono da 50 a 100 microgrammi di resveratrolo per grammo, Antocianine: si possono estrarre da 30 a 75mg di antocianine da 100g di uva rossa, Procianidine (OPV): si possono estrarre 84mg di OPC da 100g di vinaccioli di Pinot nero essiccati Quercetine, Catechine, Olio di vinaccioli. Le dimensioni del mercato

Recenti studi hanno stimato che in tutta Italia si producono circa 240.000 tonnellate l’anno di scarti derivanti dalla filiera vitivinicola. Risulta ovvio che se si riesce a valorizzare questi scarti è possibile creare un mercato parallelo per le cantine di una certa entità.

Le aziende vinicole virtuose che investono in innovazione e si dotano di macchinari per la separazione dei sottoprodotti della filiera vitivinicola, possono trasformare quelli che sono oggi considerati scarti (e quindi costi) in una fonte molto remunerativa da affiancare alla vendita del vino.

L’olio di vinaccioli può essere considerato una pozione magica ed elisir di eterna giovinezza grazie alle sue molteplici proprietà. Recenti studi hanno dimostrato che i polifenoli contenuti in grandi quantità nei vinaccioli d’uva hanno elevate caratteristiche antiossidanti e possono aiutare il nostro corpo a rimanere giovane molto a lungo.

In particolare i principi attivi dell’olio di vinaccioli hanno la capacità di combattere i radicali liberi che sono i diretti colpevoli dell’invecchiamento della nostra pelle. I radicali liberi sono generalmente prodotti dalla luce, dall’inquinamento, dal fumo e da una dieta non corretta e causano l’invecchiamento precoce della pelle e la comparsa delle rughe.

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La nostra pelle: lo specchio della nostra storia

Olio di vinaccioli per l’eterna giovinezza

La pelle è la prima barriera del nostro corpo contro gli agenti esterni e subisce continuamente gli attacchi dal mondo che ci circonda. La pelle è lo specchio dei nostri stati d’animo, riflette esattamente le nostre emozioni e subisce le azioni del tempo proprio come noi, ossia noi invecchiamo insieme ad essa. Tutti questi appena descritti sono fenomeni naturali, anche se non sempre vengono accettati, che possono in qualche modo essere rallentati e tenuti sotto controllo.

Numerosi laboratori, che stanno studiando gli effetti positivi delle sostanze contenute nei vinaccioli di’uva, hanno sperimentato gli effetti di tali componenti e hanno prodotti creme ed unguenti che ci possono aiutare a combattere gli attacchi del tempo e dell’ambiente esterno.

Prima di tutto la pelle deve essere costantemente nutrita delle sostanze che gli servono per rimanere tonica ed idratata. Sotto determinate condizioni lo strato dell’epidermide si può assottigliare rendendola più soggetta alle comparsa delle rughe e più debole agli attacchi dei raggi solari e dell’inquinamento

Per questo motivo è necessario che questo strato sia spesso, nutrito e ben idratato in modo che la pelle appaia liscia e priva dei solchi antiestetici.

Ricordiamo, inoltre, che la pelle è proprio come noi e deve “bere” molta acqua per sopravvivere. Può capitare invece che in particolari momenti, magari perché fa troppo caldo o perché lavoriamo in ambienti secchi, la pelle perda troppa acqua ed inizi un processo di disidratazione. Quando si supera il livello di sicurezza la pelle diventerà debole, troppo sensibile alle aggressioni esterne e si irriterà facilmente.

La pelle invecchia insieme a noi

Come prima accennato, la pelle fa parte di noi ed invecchia insieme a noi (anche se non tutti lo accettano), e quindi arriviamo ad un certo punto della nostra vita in cui l’alimentazione ed un corretto stile di vita non sono più sufficienti a mantenerla viva ed elastica. In questi casi è necessario agire dall’esterno in maniera intelligente e mirata attraverso l’utilizzo di determinati prodotti a base di olio di vinaccioli.

Stesso discorso se siamo amanti del sole e della tintarella. Sappiamo tutti gli effetti positivi della luce solare sul nostro organismo e sul nostro umore, ma se preso nel modo sbagliato il sole può essere un nostro nemico. Per questo motivo possiamo utilizzare particolari creme solari a base di estratti di vinaccioli che sono in grado di proteggerci nel modo migliore.

Fonte: http://it.caudalie.com/

L’anidride solforosa è un gas molto usato in enologia grazie alle sue numerose caratteristiche che permettono di ottenere vini stabili e di qualità.

Pur essendo l’anidride solforosa nel vino un componente utilizzato da sempre, ultimamente se ne sta parlando molto in quanto dosi eccessive di anidride solforosa possono essere dannose per l’uomo, e per questo la legge ne limita la presenza nei vini. Comunque, considerando gli innumerevoli effetti positivi dell’anidride solforosa nel vino (antiossidanti, conservanti, chiarificanti, stabilizzanti e antisettici) è possibile farne un uso intelligente in modo da prendersi solo gli effetti positivi.

Come utilizzare l’anidride solforosa nel vino in maniera controllata

In particolare utilizzando le macchine enologiche progettate e brevettate dai Laboratori di Enologica Petrillo è possibile usare l’anidride solforosa nel vino fornendo le dosi minime ed ottimizzando la quantità inserita.

Il Gas Mixer è il nostro strumento che permette di  inserire gas (CO2, N2, Argon, O2 o Aria) all’interno del mosto o vino durante le operazioni di travaso, ossia lavora “a passaggio”. Nella sua versione “Evolution” il Gas Mixer permette anche l’inserimento, in microdosaggio, di anidride solforosa (SO2).

L’Eno Mixer è il prodotto più evoluto della gamma dei brevetti di Enologica Petrillo e permette di iniettare ed omegeneizzare prodotti enologici liquidi, in particolare l’anidride solforosa, all’interno del mosto o vino sia “a passaggio” e sia “a trattamento statico”, ossia quando il prodotto si trova all’interno del serbatoio.

Unendo alle macchine sopra descritte, il Solfitometro << ZERO >> sarà possibile erogare in quantità controllata l’anidride solforosa nel vino o mosto sia in forma gassosa e sia in forma liquida, con assoluta precisione e con l’impossibilità di sovradosaggi.

Grazie alle macchine brevettate dai laboratori di Enologica Petrillo, sarà possibile produrre con facilità anche i vini biologici in cui la quantità di anidride solforosa permessa dalla legge è molto bassa. Infatti si utilizzerà soltanto una dose minima di anidride solforosa nel vino massimizzandone gli effetti positivi grazie all’immissione di gas inerti micronizzati che contribuiscono ad espellere presenze di aria ed ossigeno, eliminando così l’elemento che contribuisce maggiormente ad avere SO2 combinata.

L’anidride solforosa nel vino e i suoi effetti positivi

L’anidride solforosa è un gas codificato con la sigla E220 dall’Unione Europea.

Ricordiamo che l’anidride solforosa può essere prodotta dai lieviti  durante la fermentazione del mosto e che quindi nel vino può essere presente, in maniera del tutto naturale, una certa quantità di anidride solforosa. Oltre a questa quantità molti produttori ne aggiungono altra per massimizzarne gli effetti, quindi è importante utilizzarla in maniera controllata perché dosi eccessive possono avere effetti negativi sia nell’uomo e sia nelle qualità organolettiche del vino.

Infatti dosi eccessive di anidride solforosa nel vino possono comprometterne le caratteristiche gusto-olfattive dando al vino aromi non gradevoli o dare problemi di intorbidimento durante la conservazione in bottiglia.

Se usata nella maniera corretta l’anidride solforosa nel vino trova un largo uso in tutte le fasi della produzione proprio grazie ai suoi numerosi effetti positivi:

antisettico, antiossidante, stabilizzante, selettivo, solvente, chiarificante.

L’anidride solforosa nel vino ha una proprietà antisettica contro i batteri e contro i lieviti e ne evita il loro sviluppo incontrollato.

L’anidride solforosa nel vino previene l’ossidazione di alcuni componenti come le sostanze coloranti, aromatiche, fenoliche e alcoliche. Il rischio di ossidazioni è molto alto in tutti i processi di produzione del vino sin da quando il grappolo viene colto dalla pianta e portato in cantina per le successive lavorazioni. La probabilità di ossidazione aumenta ogni volta che si compiono le dovute lavorazioni sia sul mosto e sia sul vino come passaggi, filtrazioni e travasi e anche durante il periodo di affinamento del vino.

L’attività stabilizzante dell’anidride solforosa è di vitale importanza per la corretta conservazione del vino. Viene usata anche sul mosto per ritardare la fermentazione e per chiarificare il prodotto facendo decadere le parti solide più pesanti.

L’anidride solforosa svolge anche un’azione selettiva nei confronti dei lieviti. Infatti alcuni lieviti che producono sostanze non utili alla qualità organolettica del vino sono molto sensibili ai suoi effetti mentre i lieviti “buoni” risultano più resistenti.

L’anidride solforosa è utile per estrarre alcune sostanze, come coloranti, tannini e acidi presenti nelle bucce dell’uva. Durante la macerazione del mosto queste sostanze si solubilizzano e rimangono in soluzione.

Molto utile è anche la sua azione chiarificante facendo precipitare le sostanze colloidali che si trovano nel mosto e nel vino.

Anche se viene ampiamente utilizzata in enologia, l’anidride solforosa va utilizzata e maneggiata con molta attenzione in quanto la sua inalazione in dosi eccessive può provocare problemi alla salute. Per questo motivo bisogna adottare tutte le precauzioni possibili quando viene usata nelle diverse fasi della produzione del vino.

Come si trova l’anidride solforosa

Abbiamo capito che l’anidride solforosa nel vino può avere molti effetti positivi se usata nella maniera corretta. Ma come la troviamo in commercio per utilizzarla per i nostri scopi?

Generalmente l’anidride solforosa si trova in due forme:

anidride solforosa liquida, anidride solforosa solida insieme al metabisolfito di potassio.

L’anidride solforosa in forma liquida si trova in bombole sotto la pressione di 3 atmosfere  (con temperature di 33°C sviluppa 4 Bar). Utilizzarla in questa forma ha numerosi vantaggi:

avere un prodotto puro al 100% e quindi non introdurre nel vino altre sostanze che ne possano compromettere la qualità organolettica, facilità di utilizzo e misurazione. Utilizzando il Solfitometro < Zero > dei Laboratori di Enologica Petrillo è possibile dosare con estrema precisione la quantità di anidride solforosa da immettere nel vino senza sprechi o sovradosaggi.

Bisogna comunque fare attenzione ad utilizzare l’anidride solforosa allo stato liquido perché se usata in modo errato può procurare danni alla salute di chi la maneggia.

L’anidride solforosa nel vino può essere immessa anche allo stato solido sottoforma di metabisolfito di potassio. In questo caso accanto ad una semplicità di utilizzo ed una riduzione della pericolosità si hanno alcuni effetti negati da tenere conto. In particolare:

viene aggiunto potassio al vino che può portare alcune variazioni nelle caratteristiche organolettiche del prodotto, il prodotto non viene distribuito uniformemente nel vino, sono difficili i microdosaggi. Limiti di anidride solforosa nel vino ammessi per legge

A questo punto è arrivato il momento di fare un po’ di chiarezza sui limiti di anidride solforosa nel vino ammessi per legge. Il Regolamento Europeo che tratta dei limiti riguardanti il tenore di anidride solforosa dei vini è il seguente:

<< REGOLAMENTO (CE) N.  606/2009 DELLA COMMISSIONE del 10  luglio 2009 recante alcune modalità di applicazione del regolamento (CE) n.  479/2008 del Consiglio per quanto riguarda le categorie di prodotti vitivinicoli, le pratiche enologiche e le relative restrizioni >>.

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2009:193:0001:0059:IT:PDF

Norme UE per la produzione di vino biologico: http://www.ifoam-eu.org/sites/default/files/page/files/ifoameu_reg_wine_dossier_20130_it.pdf

La legge dice che:

<< Il tenore totale di anidride solforosa dei vini diversi dai vini spumanti e dai vini liquorosi non può superare, al momento dell’immissione al consumo umano diretto:

150 mg/l per i vini rossi; 200 mg/l per i vini bianchi e rosati.

Inoltre ci sono alcune deroghe che riguardano determinati vini che portano il limite a 400 mg/l. >>

Per quanto riguarda il vino biologico, di cui ultimamente tutti parlano ma su cui regna ancora molta confusione, ricordiamo che per legge può contenere una certa quantità di anidride solforosa ma a livelli più bassi del vino normale. In generale i limiti di anidride solforosa nel vino biologico sono i seguenti (anche se ci sono alcune deroghe e variazioni per vini particolari):

100 mg/l per i vini rossi; 150 mg/l per i vini bianchi e rosati.

Quindi anche il vino biologico può contenere anidride solforosa.

Grazie ai prodotti brevettati dai Laboratori di Enologica Petrillo sarà possibile aggiungere al vino solo la quantità desiderata di anidride solforosa e fare in modo che la quantità sia inferiore ai limiti previsti per legge e quindi produrre tranquillamente un vino biologico.

Ultimamente l’olio di vinaccioli sta diventando sempre più conosciuto anche al grande pubblico tanto che ci sono molti articoli in internet che ne elogiano le sue ottime qualità.

In particolare ci sono due chef di importanza internazionale, stellati Michelin, che utilizzano l’olio di vinaccioli nei loro piatti: l’italiano Enrico Crippa e l’inglese Heston Blumenthal.

Olio di vinaccioli nei piatti stellati

Enrico Crippa, tre stelle Michelin attaccate al petto, è lo chef del ristorante Piazza Duomo ad Alba e fa largo uso dell’olio di vinaccioli in cucina sia per friggere e sia per condire a crudo.

Dopo un suo viaggio a Roma dove ha potuto assaporare un piatto classico della cucina romana, i carciofi alla Giudia, ha rivisitato questo antico piatto per proporlo nel suo ristorante. Il cuoco, giustamente, si è reso conto che spesso la parte più tenera del carciofo si bruciacchiava durante la cottura e che alla fine rimaneva nel piatto troppo olio di frittura. Nella sua testa ha preso subito vita un piatto più leggero ma che ancora raccontava la sua antica storia.

Prima di tutto ha lasciato aromatizzare l’olio di vinaccioli con le parature del carciofo, quindi ha cotto il carciofo sottovuoto in quest’olio a 90° C e facendo diventare i gambi delle cialde croccanti. Le animelle di coniglio, altra tradizione classica, fanno da contorno a questo piatto innovativo ma che racchiude secoli di storia.

Per quale motivo lo chef Enrico Crippa ha scelto proprio l’olio di vinaccioli per i suoi piatti? Il cuoco afferma che sono numerose le proprietà che rendono l’olio di vinaccioli l’ideale per cucinare. Prima di tutto ha un gusto neutro e quindi è facile da aromatizzare con altri sapori, anche delicati ed è sufficiente scaldarlo a 65° C per riempirlo di tutti i sapori.

Tra le sue caratteristiche è di reggere bene il freddo, quindi non si solidifica in frigorifero e lo rende adatto ad alcuni tipi di piatti ed alla preparazione di delicate maionesi.

Per finire, grazie al suo elevato punto di fumo, l’olio di vinaccioli è particolarmente indicato anche per le fritture senza avere gli effetti negativi legati alla frittura stessa.

Anche lo chef Heston Blumenthal è diventato un grande estimatore dell’olio di vinaccioli e ne elogia le sue qualità anche nel suo libro “Heston Blumenthal at Home”.

Lo chef inglese afferma che l’olio di vinaccioli è molto leggero, neutro e privo di aromi. Quindi lo utilizza in tutti quei piatti delicati in cui il sapore dell’olio di oliva potrebbe essere così predominante da nascondere gli altri sapori come le insalate. Inoltre è ideale per la maionese in quanto non contiene sostanza che possono destabilizzare l’emulsione e provocare una separazione degli ingredienti.

L’olio di vinaccioli, nonostante le sue numerose qualità organolettiche, è ancora un prodotto di nicchia in quanto il suo processo di estrazione è difficile e costoso e quindi anche il consumatore finale si rende conto della differenza di prezzo rispetto al classico olio extravergine d’oliva.

È anche vero che il consumatore sta diventando sempre più esigente ed attento alle proprietà dei prodotti che acquista e siamo certi che il mercato legato all’olio di vinaccioli crescerà in modo considerevole nei prossimi anni come sta accadendo in altre parti del mondo come tutto il sud-est asiatico ed in Francia.

Fonte: http://reportergourmet.com/

I sarmenti di vite, ossia i residui della potatura dei vigneti, costituiscono spesso un problema per i produttori in quanto il loro smaltimento è un costo che va ad incidere sui risultati economici di fine anno. Numerosi studi effettuati da importanti università, hanno dimostrato che questi scarti possono essere valorizzati per la produzione di energia e trasformarsi in un reddito per le cantine vinicole che li sanno sfruttare al meglio.

In particolare è possibile valorizzare i residui legnosi delle potature di vite attraverso la produzione di pellet ad alto valore energetico con cui produrre energia elettrica ed energia termica. Oppure è possibile ricavarci un reddito costante semplicemente rivendendo il pellet ad Aziende e privati.

I sarmenti di vite: la situazione attuale

Fino ad oggi questi i sarmenti di vite rappresentano un residuo della lavorazione dei vigneti e quindi necessitano di essere smaltiti come rifiuti. Attualmente vengono smaltiti in due modalità:

trinciatura sul campo e loro interramento, bruciatura.

La trinciatura può andare bene quando il vigneto è sano ed i sarmenti non vanno a costituire una fonte di infezione per il vigneto ma possono essere usati come concime naturale. Se invece la vite è colpita da varie patologie, si rischia di espandere il problema anche alle viti sane.

Proprio per questo motivo alcune regioni obbligano l’allontanamento delle potature dal terreno per prevenire contaminazioni fitosanitarie. Quindi non possono essere utilizzate come concime ma devono essere smaltite da società esterne specializzate e costose.

Molte cantone invece risolvano il problema semplicemente bruciando a bordo campo tutti i sarmenti raccolti nel vigneto. Anche in questo caso molte regioni proibiscono la bruciatura nei campi per motivi legati all’inquinamento dell’aria e per evitare possibili e pericolosi incendi.

A questo punto è necessario trovare una soluzione alternativa in quanto i residui delle potature sono comunque considerati rifiuti che in qualche modo vanno smaltiti nella maniera corretta.

Come trasformare in reddito i sarmenti di vite

Un’alternativa ingegnosa è quella di trasformare i sarmenti di vite per renderli idonei alla produzione di energia. In questo modo non sono più uno scarto che deve essere trattato e smaltito nel modo corretto, ma diventa vero e proprio combustibile.

Secondo gli studi di importanti università, si stima che un vigneto possa produrre dalle 1,5 a 2,5 tonnellate di biomassa umida per ettaro ogni anno. Sono da considerarsi valori medi in quanto questi valori possono variare a seconda della modalità di allevamento e la tipologia del vitigno.

Quindi ogni vigneto può produrre una quantità elevata di pellet che ha anche un elevato potere calorifico. Infatti, sempre secondo studi attendibili effettuati da esperti del settore, dal punto di vista di potere calorifico il pellet di vite ha un potere calorifico di circa 4,6 kWh/kg dopo un adeguato processo di essiccatura. Quindi ogni ettaro producendo annualmente circa 1,2 tonnellate di pellet secco può produrre circa 5.520 kWh/ettaro/anno.

Altro fattore da tenere conto è che i sarmenti di vite risultano ideali per la produzione di pellet grazie al loro basso contenuto idrico e una granulometria uniforme. In questo modo il pellet da sarmenti di vite risulta di qualità elevata.

I vantaggi del pellet di vite

Utilizzare il pellet da sarmenti di vite ha numerosi vantaggi in quanto ha  caratteristiche differenti rispetto agli altri pellet come quello prodotto dagli scarti della lavorazione di legname.

È stato dimostrato, infatti, che il pellet prodotto da tralci di potatura è il pellet migliore sia per le caldaie industriali e sia per le caldaie di uso domestico. In particolare i risultati migliori si hanno con caldaie con mini griglia mobile orizzontale munite di dispositivi per la gestione delle ceneri (magari sistemi automatici) in cui la combustione risulta continua e dove c’è una minore produzione di ceneri.

Un vantaggio per la collettività di utilizzare il pellet di vite per la produzione di energia è un abbattimento di emissione di CO2 nell’ambiente rispetto all’utilizzo di combustibili fossili come il metano e il gasolio.

L’utilizzo del pellet di vite per la produzione di energia

Il pellet di sarmenti di vite può essere utilizzato in due modalità differenti per le cantine che lo producono:

per produrre energia termica con la finalità di riscaldare gli ambienti e garantire il fabbisogno di acqua calda, per produrre in maniera combinata sia energia termica e sia energia elettrica utilizzando determinati impianti di cogenerazione.

Inoltre, dal punto di vista economico, produrre pellet da tralci di potatura può portare alla cantina diversi vantaggi:

può fornirsi di un impianto di cogenerazione per produrre energia termica ed elettrica per il proprio fabbisogno ed abbassare le spese energetiche che hanno un peso rilevante a fine anno, nel caso in cui produca più energia di quanta ne utilizzi può venderla a terzi e quindi avere un ulteriore ritorno economico, può vendere direttamente il pellet sia ad altre Aziende e sia a privati.

Fonte: L’USO ENERGETICO DEI SARMENTI DELLA VITE (Provincia di Treviso) – http://www.venetoagricoltura.org/

I vinaccioli sono i semi che si trovano nell’acino dell’uva e possono essere definiti come l’organo riproduttivo della vite.

Recenti studi effettuati da importanti università italiane hanno scoperto che i vinaccioli contengono sostanze che hanno importanti proprietà utili all’organismo. Proprio per questo l’olio di vinaccioli, che viene estratto con diversi procedimenti dai semi dell’uva, viene largamente utilizzato sia in cucina per condire e cuocere gli alimenti e sia in campo farmaceutico per preparare creme per la pelle e per effettuare massaggi del corpo.

Le sostanze contenute nei vinaccioli

I vinaccioli si trovano all’interno dell’acino e possono arrivare fino al 6% del peso totale del chicco. Dentro ogni acino d’uva possono essere presenti fino a 4 vinaccioli anche se in genere ce ne sono meno a causa della competizione nutrizionale che avviene durante la crescita.

Recenti studi hanno dimostrato che il numero dei vinaccioli è direttamente legato con lo sviluppo dell’acino (grandezza e composizione) e contengono numerose sostanze, in diverse percentuali, che possono essere suddivise in:

acqua 25-40%, sostanze grasse 7-20%, sostanze tanniche 4-6%, sostanze glucidiche 35%, sostanze azotate 4-6%, sostanze minerali 2-4%, acidi grassi 1%.

Considerato che i vinaccioli contengono molte sostanze tanniche, che sono quelle che procurano l’astringenza nel vino finale, vengono progressivamente eliminati durante la vinificazione per evitare che il vino risulti troppo ricco di tannini. I tannini sono comunque importanti in quanto permettono una migliore conservazione del vino nel tempo e regalano al vino la struttura adeguata.

Le sostanza grasse, invece, sono quelle che vengono estratte per produrre l’olio di vinacciolo che ha moltissime proprietà.

Prima di tutto l’olio di vinaccioli, quando opportunamente trattato, ha un elevato punto di fumo (più alto di quello dell’olio di arachidi) in modo che può essere utilizzato in cucina per friggere senza averne gli effetti negativi.

L’acido linoleico, contenuto in notevoli quantità all’interno dell’olio di vinaccioli, ha effetti positivi sulla riduzione del colesterolo cattivo e sui trigliceridi. I polifenoli, invece, hanno proprietà antiossidanti utili al sistema cardiocircolatorio del corpo umano.

Gli estratti dei vinaccioli trovano largo uso anche nel campo della cosmetica. Infatti vengono utilizzati nella produzione di creme per il viso per combattere gli attacchi del tempo e nelle lozioni per i capelli per renderli sani e forti.

Sei alla ricerca del miglior pellet da utilizzare per il riscaldamento domestico oppure per produrre energia per la tua cantina? Ormai con i prezzi dell’energia sempre più in aumento, il pellet è diventato un’alternativa economica ed efficiente per la produzione del calore, ma in commercio esistono molte tipologie di pellet e non è facile fare la scelta migliore.

In questo articolo spieghiamo quali sono le caratteristiche da tenere conto quando si acquista il pellet e come scegliere il pellet migliore.

Che cosa è il pellet

Prima di tutto ricordiamo che il pellet è un combustibile naturale che sta diventando sempre più utilizzato grazie sia al risparmio economico e sia alla salvaguardia dell’ambiente che permette di ottenere.

Il pellet è un piccolo cilindro che viene prodotto dalla pressatura di diverse materie prime come legno (faggio, pino, abete), bucce di noci e nocciole, sarmenti di vite e vinaccioli d’uva.

Il pellet è un combustibile altamente ecologico in quanto permette di utilizzare gli scarti delle lavorazioni che generalmente verrebbero buttati. Ad esempio le ultime tecnologie permettono di utilizzare il pellet generato dagli scarti della lavorazione dell’uva che, a secondo gli studi degli esperti del settore, ha un potere calorifico molto elevato.

Il vantaggio di usare il pellet per alimentare stufe o impianti è che può essere inserito in sistemi di alimentazione automatica altamente programmabili rendendo inutile la presenza di un operatore umano per il controllo dell’impianto.

Le caratteristiche del pellet migliore

In commercio ci sono molte tipologie di pellet provenienti da diverse parti del mondo e prodotte da materia prima differente. Le caratteristiche di ciascun tipo di pellet sono molto diverse ed è importante conoscerle per scegliere il pellet migliore per le proprie esigenze.

Un pellet di qualità assicura, infatti, un’alta efficienza nel suo utilizza, miglior rapporto qualità/prezzo, rispettoso della natura per le sue emissioni e sicurezza nell’uso quotidiano.

La caratteristica più importante che identifica il pellet migliore è il suo potere calorifico, ossia la quantità di energia massima che si può ottenere se viene convertita completamente la massa del pellet.

Possiamo dare una indicazione del potere calorifico dei diversi pellet a seconda della materia prima di provenienza:

Segatura: 3.000Kcal Faggio: 3.400Kcal Pioppo: 3.500Kcal Legna: 3.500Kcal Quercia: 3.600Kcal Abete: 3.800Kcal Guscio di nocciola: 4.200Kcal Semi di uva: 4.500Kcal

I pellet di migliore qualità sono quelli che riportano in etichetta determinate certificazioni anche se attualmente la normativa che riguarda il pellet, soprattutto in Italia, è ancora carente. Le certificazioni più accreditate sono la DIN della Germania e la O-NORM dell’Austria che sono il punto di riferimento per questo settore.

Il rischio di acquistare pellet non certificato è che, non essendo sotto controllo il processo di fabbricazione, potrebbe contenere sostanze nocive non autorizzate che verrebbero respirate nel caso delle stufe domestiche oppure immesse nell’atmosfera.

Una caratteristica importante per il pellet migliore è l’umidità residua che dovrebbe essere intorno all’8% e comunque inferiore al 10%. È importante avere un basso livello di umidità in quanto l’acqua presente nel pellet riduce il potere calorifico durante la combustione.

Il colore del pellet, e quindi il suo aspetto visivo, non è invece direttamente legato alla sua qualità intrinseca, in quanto il colore è legato strettamente alla materia prima di provenienza. Allo stesso tempo un pellet lucido, regolare e compatto è indice di un buon processo produttivo.

Un altro elemento è il residuo di cenere, ossia la parte solida che rimane dopo la combustione e che non dovrebbe essere superiore all’1%.

Infine sono molto importanti le informazioni contenute nella confezione e la loro completezza; meglio non prendere in considerazione confezioni anonime che non riportano la tipologia del pellet, la zona di provenienza e le caratteristiche energetiche di cui abbiamo parlato (potere calorifico, contenuto di cenere).

Come potete vedere le caratteristiche che ci servono per scegliere il pellet migliore non sono molte ma bisogna comunque tenerne conto per massimizzare la qualità della nostra scelta.

L’olio di vinaccioli è un prodotto che sta ultimamente salendo alla ribalta grazie alle sue proprietà positive per l’organismo che lo rendono un prezioso alleato per la nostra salute e il nostro aspetto fisico.

Ricordiamo che l’olio di vinaccioli viene prodotto dai vinaccioli (i semi dell’uva) che sono contenuti in ogni acino con una percentuale intorno al 20%. Inoltre ogni vinacciolo contiene una percentuale di olio da estrarre tra il 10% e il 20% a seconda della tipologia di uva.

L’olio di vinacciolo ha notevoli proprietà che possono trovare applicazione in cucina, nel settore farmaceutico e cosmetico e nel settore energetico per la produzione di biodiesel.

L’olio di vinacciolo in cucina

L’olio di vinacciolo trova un largo impiego in cucina sia a crudo come condimento e sia per friggere, grazie al suo elevato punto di fumo (190-230 °C) che permette di utilizzarlo per cuocere cibi al alte temperature senza produrre sostanze cancerogene.

Grazie al suo gusto agrodolce, viene utilizzato nelle cucine raffinate di alto livello che vogliono arricchire i loro piatti con sapori particolari ed unici.

L’olio di vinacciolo ha moltissime caratteristiche nutrizionali positive ed è ricco di sostanze utili. In particolare contiene:

acido linoleico, un acido grasso che appartiene alla famiglia degli Omega-6, composti antiossidanti di natura fenolica.

Tra le proprietà dell’olio di vinaccioli ricordiamo quelle che agiscono sul colesterolo ed in particolare, grazie alla presenza dell’acido linoleico, si è dimostrato efficace nel ridurre il tasso colesterolo cattivo (LDL), aumentare il colesterolo buono (HDL) e controllare il livello dei trigliceridi.

Ricordiamo inoltre che questo è l’unico olio che presenta al suo interno una ricchezza esclusiva di polifenoli, sostanze dalle elevate proprietà antiossidanti utili per proteggere il sistema cardiovascolare dell’uomo e prevenire gli attacchi di cuore.

Tra gli altri effetti positivi dell’olio di vinaccioli possiamo ricordare: migliora l’ipertensione, rafforza le difese immunitarie dell’organismo ed ha ottime proprietà antinfiammatorie.

Allo stesso tempo, essendo l’olio di vinaccioli molto ricco di calorie, ne va limitato l’utilizzo per chi sta seguendo una dieta per perdere peso.

Per massimizzare le proprietà positive dell’olio di vinaccioli è fondamentale usarlo a crudo come condimento in quanto, se non opportunamente trattato, si altera con il calore. L’olio di vinaccioli che viene usato per friggere deve subire alcuni trattamenti di raffinazione che gli permettono di reggere le alte temperature e raggiungere punti di fumo elevati.

L’olio di vinaccioli è un alimento molto delicato quindi, per evitarne l’irrancidimento e il deterioramento delle sue proprietà, è importante conservarlo in un luogo fresco ed asciutto ed al riparo da fonti di luce e di calore.

L’olio di vinacciolo in cosmesi

Olio di vinaccioli in cosmesi

L’olio di vinacciolo trova un largo impiego anche a livello farmaceutico e della cosmesi grazie al suo ricco patrimonio di effetti positivi, tanto da essere definito un elisir di giovinezza.

Può essere utilizzato per il viso oppure per i trattamenti di tutto il corpo grazie al fatto che ha la capacità di rendere la pelle morbida, elastica e levigata al tatto. In particolare i polifenoli contenuti nell’olio hanno proprietà antiossidanti e rassodanti che proteggono la pelle dall’invecchiamento stimolandone la circolazione capillare.

Effetti positivi si notano anche sui capelli in quanto, soprattutto su quelli secchi e fragili, ha proprietà idratanti, emollienti e rafforzanti.

Spesso l’olio di vinaccioli viene utilizzato per macerare fiori e altre sostante per produrre un olio aromatizzato. In questo caso viene utilizzato per effettuare massaggi su tutto il corpo ed approfittare delle sue proprietà rassodanti e stimolanti. Inoltre viene assorbito facilmente dalla pelle quindi non la lascia unta ma la nutre in profondità.

Tra le altre proprietà dell’olio di vinaccioli per la bellezza possiamo ricordare che combatte e previene la cellulite, elimina le rughe del viso, idrata e nutre la pelle, è utile per l’acne in quanto è un antinfiammatorio.

Come viene prodotto l’olio di vinaccioli

Come viene prodotto l’olio di vinaccioli

L’olio di vinaccioli viene prodotto con un processo accurato e moderno che, partendo dai residui della pressatura dell’uva, riesce ad estrarre il prezioso olio dagli acini dell’uva.

La prima parte della lavorazione viene effettuata attraverso un separatore semi che ha il compito di separare la vinaccia esausta dai vinaccioli.

Quindi i vinaccioli vengono portati in fabbriche specializzate che dopo un essiccamento estraggono l’olio di vinaccioli dai semi attraverso presse oppure con processi che utilizzano acqua calda.

Dove acquistare l’olio di vinaccioli

Considerata l’alta qualità dell’olio di vinaccioli si può trovare in punti vendita esclusivi e che vendono prodotti di qualità come erboristerie, farmacie omeopatiche, negozi alimentari di alto livello oppure internet per gli amanti dello shop online.