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1578, Mar dei Caraibi La Isla: siamo approdati da qualche giorno su questa isola al centro del Mar dei Caraibi. I mesi passati sono stati proficui, abbiamo catturato un convoglio spagnolo carico di oro  e quanto ritorneremo a casa saremo così ricchi da far invidia alla stessa Regina. Per il momento ci godiamo un meritato riposo su queste spiagge bianche, selvagge e lambite da un mare azzurro e trasparente. L’isola è poco abitata ma nel piccolo villaggio nascosto dagli alberi c’è una taverna dove andiamo a rilassarci e a celebrare le nostre avventure. L’oste ci ha consigliato di provare una bevanda particolare e dissetante fatta con foglie di menta schiacciate con rum e limone verde. Ne siamo rimasti talmente colpiti che ne ordiniamo a botti intere e in nostro onore l’oste ha dato alla bevanda il nome di “Draquecito”. 

In fede Sir Francis Drake

Gli amanti dei coctail avranno sicuramente indovinato la bevenda che ha colpito Francis Drake, pirata inglese che fece dei Caraibi la sua seconda casa. Gli ingredienti sono semplici e inconfondibili: rum, menta e lime. Manca lo zucchero di canna che è stato aggiunto soltanto in seguito per rendere la bevanda più appetibile. Naturalmente stiamo parlando del mojito, uno dei coctail più famosi e tra i più bevuti nelle serate estive magari sulla spiaggia e con il nostro sguardo che si perde all’infinito.

L’origine del nome mojito

Mojito il coctail dei pirati

Quella che abbiamo raccontato è una leggenda e va presa come tale. L’unica cosa certa è che il mojito ha origini molto antiche e che la sua ricetta è mutata nei secoli seguendo il gusto del tempo. Anche l’origine del nome è incerta ed esistono diverse teorie sulla nascita del nome “mojito”. La prima lo fa derivare dal mojo, un condimento tipico della cucina cubana a base di aglio e agrumi, usato per marinare. Un’altra teoria lo lega alla traduzione della parola spagnola mojadito, che significa “umido“. Un’ultima ipotesi, poco attendibile ma circondata di grande fascino, lo fa risalire al termine vudù mojo, che significa “incantesimo“.

Ricetta per avere un perfetto mojito da “incantesimo” 

Prendere un bicchiere alto e inserire le foglie di menta, succo di lime, zucchero e uno spruzzo di soda, quindi pestare senza triturare cercando di non spezzare le foglie di menta. Aggiungere il ghiaccio, metà tritato e metà a cubetti, completare quindi con rum e ancora un top di soda. Guarnire con della menta a piacimento. ghiaccio spezzato (non tritato) e a questo punto potete aggiungere il rum bianco per poi completare il tutto con la soda o acqua gassata.

Una piccola variante consiste nel mescolare due tipi di rum, il primo chiaro invecchiato da uno a tre anni ed il secondo ambrato invecchiato fino sette anni. Ha un gusto ancor più deciso, ma il tasso alcolico è lo stesso del Mojito normale, dato che un rum più invecchiato diventa solo più morbido, e non più forte.

Curiosità e consigli sul mojito.

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Pali antropomorfi

Parlare dei vini di Anna Maria Abbona vuol dire immergersi in un territorio ricco di storia e di tradizioni, dove il legame tra uomo e vigna si perde negli ancestrali ricordi del passato. Siamo nelle Langhe, in quella zona del Piemonte meridionale disseminata di colline e di castelli, dove il vino si produce da sempre pur avendo accanto un vicino impegnativo dal calibro del Barolo.

Il legame ancestrale tra uomo e vigna si può comprendere grazie al ritrovamento di due pali antropomorfi che un tempo erano posti a guardia dei filari di vite. Questi menhir riportano alla mente antichi riti pagani quando uomo e natura vivevano in simbiosi e in religioso rispetto.

Le origini dell’Azienda

La storia di questa azienda vinicola nasce alla fine degli anni ottanta quando Anna Maria decide di tornare alle sue origini e riprendere a “fare vino”. La sua non è stata una scelta venuta dal cielo ma poggia su una salda tradizione di famiglia, avendo suo nonno iniziato a piantare vigne e a produrre vino, ed adesso spetta a lei, ogni anno, a far uscire dalla propria cantina vini unici e di alta qualità.

Le langhe

Naturalmente non si può parlare di Langa senza nominare il dolcetto, vitigno autoctono che ha trovato in queste colline la sua casa ideale dove crescere e produrre vini dal patrimonio organolettico perfettamente riconducibile al territorio. Ovviamente è stato facilitato dalle caratteristiche di base di queste colline che le fanno naturalmente vocate alla produzione di vini di qualità, ma bisogna dare il merito ai viticoltori locali ad aver creduto nel dolcetto e non essersi fatti influenzare da suadenti sirene o pifferai magici fautori dei vitigni internazionali.

Inizialmente usato come vino da tavola e di facile beva, si è scoperto che anche il dolcetto, se coltivato nel modo corretto e facendo esprimere al meglio il territorio che lo ospita, può dare vini importanti, longevi, strutturati ma allo stesso tempo freschi e profumati.

Unica pecca che ne frena la diffusione è il nome “dolcetto” che riporta alla mente sapori zuccherini da fine pasto, mentre il prodotto è secco e da perfetto abbinamento cibo-vino. Ma, come afferma Anna Maria Abbona, i nostri nonni che coltivavano la terra non conoscevano il marketing e gli hanno dato un nome che ricordasse il sapore dolce dell’uva.

Anna Maria Abbona e il dolcetto di Dogliani

DOGLIANI SAN BERNARDO

Anna Maria Abbona produce il dolcetto in varie bottiglie differenti proprio per esaltare il carattere tipico ed unico del territorio in cui le singole vigne sono piantate. Prendendo a prestito una parola francese, è stato portato nelle Langhe il concetto di “cru”.

DOGLIANI DOCG “SAN BERNARDO”

Il vino prende il nome dal vecchio vigneto posizionato, ad alta quota, sotto la cappella dedicata a San Bernardo. La maturazione del vino avviene, per due anni, in botti di roveri da 25 hl ed esprime al massimo la sua qualità dopo qualche anno di invecchiamento.

È un vino complesso e poggia su una solita struttura organolettica che si apre lentamente e altrettanto lentamente esprime le sue grazie. Ricco di sostanza risulta in bocca equilibrato con un finale che sembra non finire mai.

DOGLIANI DOCG “MAIOLI”

Il DOGLIANI “MAIOLI” prende vita dal più vecchio vigneto a disposizione dell’azienda, con rese per ettaro molto basse che regalano un prodotto unico.

Al naso si apre con aromi di frutti di bosco e pennellate speziate di una eleganza estrema. Una volta entrato in bocca si apre in tutto il suo calore invadendo le papille gustative con la sua interminabile potenza.

DOLCETTO DI DOGLIANI “SORÌ DIJ BUT”

Il dolcetto di Dogliani “SORÌ DIJ BUT” viene prodotto con un sapiente assemblaggio di uve provenienti da vigneti dalle caratteristiche differenti, ognuno che esprime al meglio il proprio terroir di origine.

Il naso è immediato con sentori di fiori e frutti rossi, mentre la bocca è stuzzicata  dal suo tannino elegante ma che fa sentire la sua presenza.

Per maggiori informazioni sui vini di Anna Maria Abbona visita il sito del produttore.

Acquista online  i vini di Anna Maria Abbona sul sito Byvino.it.

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In cantina, durante i vari processi di produzione, vengono utilizzati diversi contenitori per vino e mosto (detti anche vasi vinari) di varie forme, dimensioni e materiali a seconda della funzionalità richiesta. I contenitori per vino intervengono nei diversi processi di produzione: fermentazione, stoccaggio, conservazione, stabilizzazione ed invecchiamento.

Oggi i contenitori per vino ricoprono sempre più importanza per ottenere vini di qualità e sono passati da essere considerati solo dei contenitori a implementare numerosi funzioni utili alla corretta produzione di vino. A tal fine è necessario che abbiano determinate caratteristiche a seconda in quale fase produttiva vengono impiegati:

devono essere facili da pulire e mantenere, durare a lungo senza cambiare le proprie caratteristiche, resistenti alla corrosione da parte del vino e dagli agenti esterni, impermeabili, nel caso di quelli fabbricati in legno devono garantire il corretto scambio di ossigeno con l’esterno, permettere la giusta dispersione termica, resistere alle intemperie.

In genere i contenitori per vino vengono suddivisi nelle seguenti tipologie a seconda del materiale con cui sono costruiti:

contenitori per vino in legno, contenitori per vino in cemento, contenitori per vino in metallo. Contenitori per vino in legno

Contenitori per vino in legno

I contenitori per vino in legno sono i tini, le botti e le barrique.

Le barrique sono botti con capacità di 225 litri costruite in varie tipologie di legno (in genere quercia o rovere), costituite da doghe unite tra loro e tenute insieme da cerchi metallici. Vengono usate per conservare ed affinare vini di alta qualità, in genere rossi, e il loro impatto sul vino dipende dalla tipologia del legno, dalla stagionatura e dalla tostatura a cui è stato sottoposto.

Le botti e i tini sono contenitori per vino di grandi dimensioni costruiti in legno di castagno, rovere, quercia e altri tipologie a seconda dell’effetto che si vuole trasferire al vino.

Le botti hanno una forma ellittica o rotonda mentre la forma dei tini è la classica tronco-conica che ne garantisce un’elevata solidità. Possono essere corredati di numerosi accessori per facilitarne l’utilizzo: apertura superiore, apertura laterale per scarico vinacce e apertura inferiore per lo svuotamento totale.

Contenitori per vino in cemento

I contenitori per vino in cemento hanno in genere una forma geometrica quadrata o rettangolare e sono costruiti in cemento armato con tondini di ferro. Le pareti interne del contenitore devono essere intonacate con malta per facilitarne la pulizia, mentre il pavimento deve avere la giusta pendenza per favorirne lo svuotamento ed evitare pericolosi ristagni.

Considerato che il cemento è un materiale poroso e sono influenzati dal liquido che contengono, le pareti del contenitore vengono trattate con materiali protettivi.

Contenitori per vino in acciaio inox

Contenitori per vino in acciaio inox

I contenitori per vino in acciaio inox vengono usati per la fermentazione del mosto, per lo stoccaggio e conservazione del vino (serbatoi in acciaio inox), per la refrigerazione, fermentini e autoclavi per produrre i vini spumanti. L’acciaio inox (AISI 304 e AISI 316) ha notevoli vantaggi rispetto ad altri materiali:

resistente, igienico, facilmente pulibile, non altera le caratteristiche del contenuto, buona conducibilità termica. Segui Guido Cocozza l’autore dell’Enoblog Enologica Petrillo su Google+

Pesce con il vino bianco, carne con il rosso e l’abbinamento cibo-vino è servito. Ma noi siamo stravaganti, ci vogliamo distinguere dagli altri e siamo sempre alla ricerca di abbinamenti particolari e mai provati. Quanti di voi hanno mai pensato di abbinare un vino ad un fantasma? Forse nessuno, ma tranquilli, con il nostro aiuto non avrete problemi a degustare un bel bicchiere di vino di fronte a spettri, presenze e ghostbusters.

Iniziamo la nostra caccia ai fantasmi in Umbria e precisamente nel Castello di Macereto, in provincia di Perugia nei monti Sibillini, nelle vicinanze del paese di Tavernelle (da non confondere con il Tavernello). Abbiamo dato le indicazioni precise così non rischiate di perdervi e di sbagliare fantasma.

Si racconta che il luogo sia infestato da un esercito di soldati e cavalieri in assetto da battaglia, intenti a scendere le scalinate del castello illuminati soltanto dal chiarore della luna. L’apparizione contiene elementi particolarmente tenebrosi, in quanto le figure umane hanno occhi incavati e ossa in bella mostra.

Come mai così tanto traffico spettrale? Il Castello di Macereto non si poteva accontentare di un semplice fantasma solitario? La storia racconta che il castello e il vicino borgo vennero ferocemente saccheggiati nel Quattrocento dal luogotenente Ciarpellone e le visioni che si materializzano di notte sono un lontano ricordo di quei saccheggi.

Il territorio

Affacciandoci dalla torre del castello possiamo intravedere in lontananza, nelle giornate limpide, un promontorio che si affaccia sul lago Trasimeno, definito con un pizzico di grandiosità “il mare chiuso dell’Umbria”. È questa Castiglione del Lago, terra d’elezione dei vini del Duca della Corgna.

Dalla rocca del paese, stavolta senza fantasmi, il colpo d’occhio è eccezionale e il nostro sguardo si perde lungo il promontorio che sfuma dolcemente verso il lago circondato dalle verdi colline di vigneti.

Questo lembo di terra è ricco di storia, qui dominava nel rinascimento il duca Ascanio della Corgna, capitano di ventura, che con le sue celebri gesta fece conoscere questi luoghi in tutta europa. È qui che nascono i vini della cantina che da questo nobile personaggio prende il nome.

I vini Duca della Corgna

Duca della Corgna

Il Duca della Corgna è una linea legata al passato e alla storia di questa bellissima terra, ma allo stesso tempo guarda al futuro con l’adozione di tecniche di coltivazione innovative e importanti investimenti in cantina con l’utilizzo di attrezzature enologiche all’avanguardia. Questi sono gli ingredienti che hanno fatto di questa azienda una delle realtà più interessanti del luogo. Ed è proprio il legame con il territorio, reso ancora più stretto dall’utilizzo di vitigni tradizionali dei Colli del Trasimeno (grechetto e gamay perugino), una delle caratteristiche fondamentali dei vini Duca della Corgna.

Divina Villa Etichetta Nera

Divina Villa Etichetta Nera

Trasimeno Gamay DOC, 100% di Gamay Selezione Umbria.

Vino prodotto in vigneti con un’età media di 10-30 anni posti in terreni argillosi e sabbiosi, le cui uve vengono raccolte leggermente surmature per facilitare la solubilizzazione delle sostanze estrattive. Il Divina Villa Etichetta Nera  viene affinato circa 12 mesi in barriques di rovere francese e quindi altri 7 mesi in bottiglia.

Rosso rubino cupo ed intenso. Al naso l’aroma e il bouquet sono quelli di bacche selvatiche e frutta di sottobosco. Chiude con rimandi vegetali mentre svela un palato dal tratto elegante e di sostanza. Varietale nelle note di frutta rossa e spezie fini. Ideale su carni rosse grigliate e selvaggina arrosto.

Visita il sito produttore Duca della Corgna.

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INOXFRIULI è un’azienda friulana specializzata nella progettazione e produzione di macchine enologiche. In particolare l’attività dell’Azienda si focalizza fin dall’inizio nella fabbricazione di serbatoi per il vino in acciaio inox AISI 304 e AISI 316 diventando in poco tempo leader nel panorama vinicolo nazionale.

Punto di forza di INOXFRIULI è la sua struttura moderna, flessibile e capace di seguire gli andamenti del mercato in modo da offrire al Cliente soluzioni personalizzate ed altamente tecnologiche.

Attualmente l’esperienza matura in più di 30 anni di attività, permette di offrire una vasta gamma di attrezzature enologiche per soddisfare ogni esigenza del Cliente:

serbatoi di stoccaggio, vinificatori, criomaceratori, miscelatori. I vinificatori INOXFRIULI

Vinificatori INOXFRIULI

Tra i prodotti di punta di INOXFRIULI sicuramente i vinificatori occupano una posizione di primo piano e sono frutto di decenni di ricerca e sviluppo. Proprio grazie alla continua innovazione i vinificatori di INOXFRIULI presentano un alto contenuto tecnologico che permette una riduzione dei tempi di fermentazione e di ottenere vini di alto livello che mantengono in pieno le caratteristiche organolettiche del prodotto. Prodotti nelle due tipologie che applicano concetti differenti, i vinificatori verticali e i vinificatori orizzontali possono essere corredati di una vasta gamma di optional e livelli differenti di automazione.

I vinificatori di INOXFRIULI presentano i seguenti vantaggi che ne fanno un macchinario enologico di altissimo livello:

riscaldamento dell’acqua nella base del serbatoio per ottenere una fermentazione veloce e sotto controllo, rimontaggio del mosto grazie alla pompa di ricircolo monitorato costantemente dal sistema di controllo altamente personalizzabile, rottura del cappello di vinaccia grazie a particolari dispositivi per migliorare il contatto tra mosto e parti solide, irrorazione del cappello di vinaccia grazie ad uno spargitore rotante, raffreddamento del prodotto grazie ad una tasca di condizionamento posta sulle pareti del vinificatore, rimozione facilitata delle vinacce alla fine delle operazioni, costruiti in acciaio inox che ne determina un’alta resistenza, igienicità e conservazione delle caratteristiche del vino. I serbatoi per il vino INOXFRIULI

INOXFRIULI ha raggiunto negli anni un alto livello di innovazione anche nella produzione dei serbatoi per il vino in acciaio inox AISI 304 e AISI 316.

Grazie al materiale con cui sono costruiti, i serbatoi enologici assicurano un’alta robustezza, un alto livello di sicurezza sanitaria e una facilità di pulizia.

Per maggiori informazioni visita il sito di INOXFRIULI.

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La flottazione è un processo grazie al quale è possibile chiarificare il mosto o vino. Tale processo consiste nel separare i solidi contenuti nel liquido portandoli in superficie con l’aiuto di bolle d’aria o azoto e di particolari agenti flottanti (bentonite, sol di silice, gelatina).

Per quale motivo è necessario chiarificare il mosto? Perché tutte le attività meccaniche utilizzate per estrarre mosto dall’uva producono un prodotto non limpido che contiene sostanze indesiderate (terra, piccole porzioni di bucce e raspi, residui del trattamento della vite). Queste sostanze possono avere effetti indesiderati durante la fermentazione del mosto e per questo è necessario rimuoverle, in particolare nei vini bianchi per evitare di ottenere aromi erbacei, gusti amari, colori troppo carichi scarsa stabilità.

La flottazione permette quindi di raggiungere un certo numero di obiettivi:

chiarificare il mosto al fine di mandare in fermentazione un prodotto pulito, stabilizzare il vino nei confronti di proteine e sostanze fenoliche. Come avviene la flottazione?

Chiarifica per flottazione

Affinché la flottazione sia efficace, è necessario tenere in agitazione il vino o mosto dopo aver aggiunto ad esso l’agente flottante (o flocculante) ed inserire aria nei serbatoi o “cella di flottazione”.

Il compito dell’agente flottante è di modificare le proprietà dei solidi presenti nel liquido ed esaltare le proprietà idrofile e aerofile del prodotto. In particolare le parti solide che assorbono acqua si bagnano e precipitano sul fondo del serbatoio in quanto hanno una densità maggiore di quella del liquido, mentre quelle che assorbono aria, avendo una densità inferiore a quella del vino, vengono trascinate dal gas in superficie dove formano uno strato di schiuma ed eliminate con metodi adeguati.

La flottazione che determina il trasporto in superficie delle particelle solide in sospensione, agisce in due modi distinti. Il primo è l’aggancio di tali particelle da parte delle bolle di gas che vengono trainate in superficie, il secondo è la cattura delle bolle di gas da parte dei fiocchi in sospensione.

Per effettuare in cantina la flottazione del vino con un’attrezzatura moderna e di alta qualità, consigliamo di utilizzare l’EnoMixer, un macchinario progettato e brevettato dai laboratori di Enologica Petrillo.

Flottazione e decantazione

La chiarificazione del mosto o vino può avvenire anche per decantazione, ossia le particelle solide vanno verso il basso e si depositano sul fondo, ma la flottazione ha il vantaggio di essere più veloce permettendo di lavorare in modo continuo e con una capacità lavorativa maggiore. In questo modo è possibile separare la feccia dal mosto velocemente e garantire il mantenimento delle proprietà organolettiche del vino in quanto il prodotto fermenta in purezza.

Parametri che influenzano la flottazione

La flottazione, come tutti i fenomeni chimico-fisici, dipende da alcuni parametri che ne influenzano il funzionamento.

Uno dei valori da tenere in considerazione è la dimensione dei solidi presenti nel liquido in quanto ne influenza la velocità di separazione. In particolare tale velocità è direttamente proporzionale al quadrato del diametro delle particelle (cioè aumenta con l’aumentare delle loro dimensioni), ma allo stesso tempo particelle grandi hanno, in rapporto alla loro massa, una superficie ridotta che entra a contatto con il gas. Considerando che il gas ha l’effetto di rendere la particella più leggera, meno superficie vuol dire meno gas che si lega e quindi meno velocità di risalita.

Inoltre la flottazione è legata alla temperatura che influenza sia la densità del mosto e sia la viscosità dello stesso. In particolare all’aumentare della temperatura:

diminuisce la viscosità del mosto, diminuisce la densità del mosto, aumenta la velocità di flottazione, rallenta la separazione dei solidi, velocizza gli effetti degli enzimi.

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Parlare di Alois Lageder e della sua filosofia di fare il vino vuol dire immergersi in un ambiente che parla di natura, biodinamica, approccio olistico, tradizione, innovazione, arte e rispetto.

Il viaggio inizia in Alto Adige, nel lontano 1823, e ci riporta ai giorni nostri con una visione della viticultura del tutto unica e particolare che non parla solo di vino ma soprattutto di come produrlo in totale simbiosi con la natura che lo ospita.

Il motto “il vino nasce in vigna” lo abbiamo ormai sentito molte volte, ma quello che ci stupisce della filosofia di vignaiolo di Alois Lageder è l’introduzione del concetto di olismo nell’universo vino.

L’olismo secondo Alois Lageder

Alois Lageder

L’olismo è un insieme di idee filosofiche per cui le proprietà di un sistema, che per definizione è costituito da più elementi, sono superiori alla sommatoria dei contributi dei singoli elementi.

Questo approccio si può riassumere nelle parole di Alois Lageder quando afferma che “La qualità è sempre il risultato di molti dettagli, a volte anche minimi, … , lavorando in sintonia con la natura”, e solo comprendendo a fondo tutti questi elementi e capendo il modo in cui interagiscono è possibile farli lavorare in armonia per ottenere vini di alta qualità.

Quindi parola, comune in tutti i vini dell’Azienda, è un rispetto incondizionato verso la natura perché solo in questo modo può esprimere il meglio di sé e dar vita a un vino che racconti veramente e con sincerità il territorio che l’ha generato.

La filosofia olistica si adatta perfettamente al giardino vitato che è l’Alto Adige in quanto, essendo ricco di microzone ognuna con le sue peculiari caratteristiche pedoclimatiche, può produrre vini profondamente legati al territorio ognuno con una propria anima individuale.

Come viene messa in pratica questa filosofia innovativa ma che poggia le sue radici in un lontano passato? La soluzione è stata trovata cercando di fondere tradizione ed innovazione, prendendo spunto dalla natura ma supportandola dalla moderna tecnologia in un connubio vincente ed efficace. Perché è vero che il vino è un prodotto naturale ma non dimentichiamoci che senza il valido ed intelligente aiuto dell’uomo non avremo mai nel bicchiere quel nettare che tanto ci fa sognare.

Il tutto parte dal vigneto dove le lavorazioni sono svolte ispirandosi ai cicli della natura e alle forze che la regolano. Proprio come facevano i nostri antenati che vivevano in simbiosi totale con essa e che si basavano sul ciclo della Luna, del Sole e dei pianeti. Le uve vengono quindi lavorate rispettando i tempi giusti e sottoponendole a processi delicati in grado di trasformarle senza stressarle.

Alois Lageder e l’arte

L’approccio olistico di Alois Lageder trova la sua massima espressione quando ricerca nella sua tenuta il connubio tra natura e le arti (musica, cultura e architettura) ricordando che in quei vigneti “non si coltiva solo uva ma anche arte”.

La cantina

In effetti anche la sua cantina di nuova costruzione è una vera e propria “opera d’arte biologica” che si incastona brillantemente nei vigneti circostanti. Interamente progettata con materiali bioedili (legno, pietra e vetro), rispettando i criteri di sostenibilità e di autosufficienza energetica ha fatto da apripista per la bioarchitettura in Alto Adige ed è il frutto dell’idea di Alois Lageder di “portare la natura all’interno degli edifici”.

Per rimanere fedeli all’idea che le tecniche di vinificazione devono rispettare l’uva e lavorarla delicatamente, la nuova cantina di Magrè è stata progettata proprio per venire incontro a queste esigenze. Le uve arrivano nella torre di vinificazione che è profonda 17 metri e dove il loro passaggio avviene esclusivamente grazie alla forza di gravità senza l’ausilio di pompe. Alla base della torre poi i serbatoi per il vino sono disposti a cerchio per minimizzare gli spostamenti del prodotto.

COR RÖMIGBERG Cabernet Sauvignon

La coltivazione biologica e biodinamica delle vigne, supportata da un utilizzo intelligente della tecnologia, permette di ottenere vini unici che risaltano al meglio le caratteristiche del territorio.

COR RÖMIGBERG Cabernet Sauvignon

In particolare sono due le linee di prodotti dell’azienda vinicola: Tenutæ Lageder e Alois Lageder. La prima accoglie in pieno la filosofia biodinamica mentre la seconda è dedicata alla produzione di vitigni autoctoni in purezza provenienti dai vigneti più vocati.

Andiamo a degustare un vero cavallo di razza prodotto dall’Azienda, il COR RÖMIGBERG Cabernet Sauvignon, per verificare se racchiude in pieno tutta la filosofia di Alois Lageder.

Le uve, Sauvignon e Petit Verdot,  sono frutto di vigneti coltivati in modo biodinamico controllato e certificato e regalano al naso una complessità unica ed in continua evoluzione. Inizialmente si sprigionano sentori fruttati che lentamente si trasformano in aromi speziati più complessi. In bocca è pieno, equilibrato, con pennellate tanniche decise ma mai fuori posto e con una persistenza che sembra interminabile.

Per maggiori informazioni visita il sito di Alois Lageder.

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Acquista on line i vini di Alois Lageder su Byvino.it

Tra i migliori produttori di serbatoi in acciaio inox sicuramente la Toscana Inox ricopre un ruolo di primo piano nel panorama enologico attuale. L’Azienda ha un’esperienza decennale nella progettazione e produzione di serbatoi in acciaio inox fornendo prodotti di altissima qualità per soddisfare le esigenze di ogni Cliente.

L’attenzione al prodotto inizia fin dalle prime fasi della progettazione con la scelta delle migliori soluzioni e dei materiali più indicati a quel prodotto specifico, continua con la messa in produzione effettuata da tecnici altamente specializzati e si conclude con i collaudi finali effettuati su tutte le macchine enologiche che escono dalle linee produttive.

Serbatoi in acciaio inox: la tecnologia costruttiva.

Serbatoi in acciaio inox Vibo P Inox

I serbatoi in acciaio inox della Toscana Inox sono costruiti in acciaio AISI 304 e AISI 316 grazie ai suoi notevoli vantaggi e punti di forza:

non è soggetto alla corrosione interna causata del vino, non è soggetto alla corrosione esterna delle intemperie, conserva la qualità organolettica del vino, facile pulizia ed ispezione.

Inoltre i serbatoi per il vino sono rifiniti per migliorare la qualità e sono dotati di numerosi accessori per aumentarne le funzionalità:

le fasce di scambio termico permettono un’alta efficienza di scambio di calore, l’isolamento è progettato per massimizzarne il rendimento termico, la saldatura TIG permette una notevole robustezza, precisione e tenuta. Toscana Inox e la progettazione della cantina.

Oltre a produrre serbatoi in acciaio inox per il vino, l’Azienda fornisce impianti completi chiavi in mano grazie alla sua specializzazione nella progettazione della cantina fornendo tutte le macchine enologiche necessarie alla vinificazione.

Il loro punto di forza è di seguire il Cliente in tutte le fasi della realizzazione del progetto per essere sicuri che l’impianto finale soddisfi tutte le sue necessità.

La gamma dei serbatoi in acciaio inox.

L’Azienda fornisce una gamma completa e variegata di serbatoi in acciaio inox per il vino per soddisfare tutte le esigenze anche grazie ai numerosi accessori disponibili.

Serbatoi in acciaio inox Aria S Inox

Aria S Inox è il serbatoio più semplice nella realizzazione ma ugualmente di qualità eccellente. È costruito in acciaio inox AISI 304, è perfetto per conservare il vino ed è disponibile in varie grandezze a seconda della quantità del vino a disposizione a va dai 200 litri ai 12.000 litri di capacità.

Vibo P Inox è un serbatoio a fondo piano, realizzato in acciaio inox AISI 304, utile per lo stoccaggio del vino e la vinificazione e ricco di accessori: valvola di sfiato, rubinetti, valvole, prelevacampione e poggiascala.

Il serbatoio da trasporto cilindrico orizzontale è utile per trasportare il vino in sicurezza e tranquillità Sempre costruito in acciaio inox AISI 304 è comprensivo di: valvola di sfiato, valvola di scarico e chiusino superiore.

Toscana Inox

Per maggiori informazioni sui serbatoi in acciaio inox visita il sito della Toscana Inox.

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La stabilizzazione tartarica dei vini cosa è, da cosa è determinata e come può essere risolta.

La stabilizzazione tartarica è dovuta ai fenomeni di precipitazioni provocati dal potassio e dall’acido tartarico presenti nel vino. Inizialmente queste due sostanza sono presenti nelle uve ma non entrando in contatto non procurano nessun danno. Nel momento in cui l’uva viene pigiata, le due sostanze si mescolano e possono creare problemi di precipitazione di bitartrato di potassio.

Questa precipitazione è un processo lento che può avvenire in cantina dopo la fermentazione del mosto oppure direttamente in bottiglia, dopo l’imbottigliamento del vino, una volta che il vino raggiunge gli scaffali delle enoteche.

Questo fenomeno non provoca nessun danno organolettico nel vino ma sicuramente dal punto di vista visivo il prodotto non viene considerato di qualità e non viene accettato da un consumatore sempre più esigente. In particolare i maggiori problemi li abbiamo nei vini bianchi dove i cristalli di bitartrato di potassio sono moto evidenti.

Per questo motivo è fondamentale lavorare bene in cantina, procedere con le opportune pratiche di stabilizzazione del vino ed evitare qualsiasi precipitazione una volta che il vino è stato imbottigliato.

Attualmente abbiamo diversi metodi di stabilizzazione tartarica:

fisici usando l’abbassamento della temperatura, chimici con l’aggiunta di particolari sostanze. I metodi fisici di stabilizzazione tartarica.

Stabilizzazione tartarica

I metodi fisici di stabilizzazione tartarica sono basati esclusivamente sul controllo della temperatura in quanto la solubilità dei sali ne è strettamente legata,  in particolare diminuisce con l’abbassamento della temperatura.

Quindi si porta il vino ad una temperatura bassa per un certo periodo di tempo, si aspetta la precipitazione del bitartrato di potassio e quindi si separano dal vino i cristalli che si sono formati attraverso i filtri per il vino o i separatori centrifughi.

Per portare il vino alla giusta temperatura ci sono vari metodi. Alcune cantine posizionano i loro serbatoi in acciaio inox all’esterno in modo che le rigide temperatura invernali facciano tutto il lavoro.

Altre cantine invece usano diversi metodi continui o discontinui per portare il vino alla temperatura di circa 5 gradi sotto zero, attendono la precipitazione dei cristalli e quindi procedono alla filtrazione del vino rendendolo limpido. In genere dovrà essere aggiunta una certa quantità di anidride solforosa per prevenire eventuali ossidazioni favorite dalle basse temperature.

I metodi chimici di aggiunta di stabilizzanti.

La stabilizzazione tartarica può essere aiutata anche con metodi chimici che consistono nell’aggiunta di particolari sostanze che inibiscano la precipitazione tartarica.

Tra i colloidi il più utilizzato è l’acido metatartarico per la sua alta efficienza, infatti ne bastano pochi milligrammi per litro per inibire la precipitazione tartarica.

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Per comprendere fino in fondo i vini della famiglia Ceretto, uno dei maggiori produttori del Piemonte, è fondamentale conoscere la loro “idea di vino” che sta alla base di ogni bottiglia che porta la loro firma.

Il tutto parte da un viaggio in Borgogna, intrapreso dai due fratelli Ceretto, dove appresero sul campo il concetto di “cru” e “terroir”. Per quel periodo, siamo agli inizi degli anni ’60, queste erano parole del tutto sconosciute in Italia e pensare che la qualità del vino potesse essere legata ai singoli appezzamenti di terra, alla loro posizione, alla loro conformazione dei terreni e al loro microclima era un concetto degno di un film di fantascienza.

Ma in fin dei conti non era fantascienza visto che queste idee venivano già applicate, e con risultati di altissimo livello, in una regione che aveva una tradizione vinicola secolare e dai cui c’era tanto da imparare.

Per questo i due fratelli iniziarono a selezionare i vigneti a seconda della loro posizione, proprio per ottenere il miglior prodotto possibile. E considerando che il vino di qualità deve partire da un uva di qualità, la strada a quel punto era tutta in discesa.

I cru Ceretto.

I vigneti dell’Azienda Ceretto

Avendo prima introdotto la parola “cru”, spero di avervi incuriosito e di avervi messo la smania di non veder l’ora di conoscere meglio questi “terroir” unici e spettacolari in gran parte situati nelle migliori zone del Barolo e Barbaresco.

In particolare sono quattro le aziende dedicate alla produzione dei vini:

Bricco Rocche a Castiglione Falletto, Bricco Asili a Barbaresco, Tenuta Monsordo Bernardina ad Alba, I Vignaioli di Santo Stefano a Santo Stefano Belbo.

Bricco Rocche si trova a Castiglione Falletto nel cuore delle Langhe, vera anima della D.O.C.G. del Barolo. Proprio per riprendere il concetto di cru, le bottiglie hanno etichette differenti a seconda della zona di provenienza:

Barolo DOCG Bricco Rocche (Castiglione Falletto) Barolo DOCG Brunate (La Morra) Barolo DOCG Cannubi San Lorenzo (Barolo) Barolo DOCG Prapò (Serralunga d’Alba)

Bottiglie così uniche non potevano che riposare in una luogo altrettanto unico. Infatti, nel 2000, la cantina è stata ampliata con la costruzione del “Cubo”, una struttura interamente in vetro che come un faro in mezzo al mare domina tutto il territorio circostante.

Bricco Asili, dedicato alla produzione di Barbaresco, regala uve da vigne vecchie di oltre 40 anni. Pur avendo un nome locale, “bricco” è infatti la cima della collina Asili nel villaggio di Barbaresco, si porta dietro un po’ di Francia avendo la cantina al centro del vigneto come un piccolo chateau della terra di Asterix.

Cantina Monsordo Bernardina

Tenuta Monsordo Bernardina ad Alba è il cuore pulsante dell’Azienda e biglietto da visita della famiglia Ceretto. Da poco tempo la Tenuta è stata rinnovata per dare spazio al nuovo e dirompente fenomeno chiamato enoturismo e per accogliere gli ospiti amanti del vino nella maniera opportuna.

Orgoglio di tutta la Tenuta è l’Acino, una struttura architettonica all’avanguardia (se vi ricordate bene avevo parlato all’inizio dell’articolo di “fantascienza”),  che ricorda proprio la forma di un acino e che si staglia imperiosa sulle vigne del Barolo. L’Acino è una sala da degustazione completamente immersa nella natura che, grazie alla trasparenza della struttura, permette di “degustare il vino degustando il panorama”.

Vignaioli di Santo Stefano, posto a Santo Stefano Belbo, è un progetto nato con l’idea di legare al concetto di qualità un vino, il Moscato, non sempre tenuto nella dovuta considerazione. 

Arte, vino e design.

Ceretto arte e design

Abbiamo visto che i vini e i vigneti Ceretto sono immersi nell’arte e ne respirano a pieni polmoni. E questo legame si può notare fin dall’ingresso alle Tenute di Bricco Rocche dove siamo accolti da un cancello che definirlo tale è riduttivo. In effetti si tratta di una vera e propria opera d’arte dal titolo “Ovunque proteggimi” del maestro Valerio Berruti con lo scopo di “proteggere e di accudire” i terreni simbolo dell’Azienda.

Il legame tra vino e design si può notare anche nelle etichette che sono delle vere e proprie opere d’arte. Infatti i Ceretto sono stati la prima cantina in Piemonte a capire l’importanza della veste del vino e ad affidare ad esperti designer la forma delle bottiglie e le loro etichette per farle risultare uniche e riconoscibili.

Per conoscere l’anima della famiglia Ceretto andiamo a degustare il loro fuoriclasse che riassume in pieno la loro idea di vino.

Barolo DOCG Bricco Rocche

Barolo Bricco Rocche

Nel cuore del Barolo, nel comune di Castiglione Falletto, nasce il Bricco Rocche con una produzione in piccola quantità ma di altissimo livello. La raccolta e la selezione delle uve viene fatta esclusivamente a mano, proprio per esaltare il carattere unico del vino, e il loro viaggio si conclude con un sapiente affinamento prima in fusti di rovere e quindi in botti grandi.

Al naso siamo invasi da una complessità labirintica con una colonna portante solida, scura, robusta ma allo stesso tempo elegante. Vino intenso che diffonde sentori di spezie di luoghi lontani e note di frutta scura e matura. In bocca esplode equilibrato riempiendo tutto lo spazio con i suoi tannini importanti e con una persistenza che sembra non finire mai.

Per approfondimenti visita il sito dell’Azienda Ceretto.

Acquista i vini Ceretto sul sito byvino.it

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