“…inizialmente non avevo nessuna intenzione di produrre vino. Lo reputavo noioso e banale. Dopo 10 anni ho capito che il mondo del vino presenta una varietà umana che è un porto di mare più movimentato della politica e del giornalismo”.

Con queste parole facciamo la conoscenza di Giovanni Negri e da subito veniamo rapiti dalla simpatia che sprigiona nel raccontare i suoi pensieri di vita e di vino. Lui stesso racconta che è approdato in questo mondo un pò per caso, quando si è ritrovato a gestire la proprietà di famiglia e ha dovuto indossare il cappello del viticoltore. In questo modo fortuito è iniziato il suo rapporto con il mondo enologico e con i caratteristici personaggi che lo popolano, ma è subito chiaro che sarà un legame scherzoso e sbarazzino. Come possiamo pretendere serietà da una persona che definisce gli enologi come quei personaggi che “arrivano in elicottero e già devi staccare il primo assegno, fanno 10 metri e ne devi staccare un altro…”.

Giovanni Negri e il suo modo di vedere il mondo del vino.

il-sangue-di-montalcinoProbabilmente è proprio questo suo modo di vedere il vino con occhi diversi e di volerlo raccontare che piano piano l’ha portato verso il mondo della scrittura e ad incrociare ragionamenti di libri e di vini. Giovanni Negri afferma che “è bello mettere insieme un romanzo con i prodotti della terra”. Naturalmente il prodotto in questione si chiama vino e  dal felice connubio di penna e bicchiere sono nati diversi prodotti letterari tutti di grande successo: “Il romanzo del vino”, “Vinosofia”, “Vineide”, fino ad arrivare alla sua ultima fatica “Il sangue di Montalcino”.

La penna alcolica fa nascere in questo romanzo un commissario, italiano di frontiera,  introverso e sobrio che ritiene che il vino sia una cosa normale e che è chiamato ad occuparsi di un omicidio di un noto wine maker. Alla fine delle sue indagini scopre che un wine maker può essere un custode di segreti e di misteri, e che è una figura in bilico tra il rabdomante, l’alchimista, il sognatore e il confessore. Un po’ come i migliori vini che spesso sono il saggio blend di diversi vitigni. Un pò come lo stesso Giovanni Negri, scrittore, produttore e filosofo. Un simpatico personaggio che si diverte a giocare con i vini e con le parole, entrambi di livello straodinario come sicuramente può affermare chi ha bevuto i suoi vini e letto i suoi libri (magari unendo le due cose: leggere con un bicchiere in mano).

Giovanni Negri racconta che insieme ai libri sono nati i vini nella sua azienda Serradenari. Prodotti di tradizione a base di Nebbiolo affiancati da “due cose strane” per le Langhe, il Pinot Nero e lo Chardonnay. Possiamo sicuramente affermare che i suoi vini mettono a confronto due anime diverse del territorio.

I vini delle Langhe 

Vigneti LangheIl Nebbiolo, che incarna la vera essenza della terra di Langa, è un vino prodotto da uve che provengono dal cuore dei territori più vocati. Le Langhe sono un vero e proprio mostro geologico, un sedimentato secolare di forze interiori che possono essere addomesticate soltanto dal Nebbiolo, un mastino che riesce ad incanalare l’irruzione di forza che proviene dalla terra.

Lo Chardonnay è una novità per questa terra che per secoli ha ospitato solo Nebbiolo. Giovanni racconta che “…questo vino rispecchia il tipo di evoluzione e ricerca che stiamo cercando di fare e migliorare. È la cosa che mi ha fatto tornare orgoglioso della mia regione e che incarna pienamente il motto di Piemonte Felix”.

Serradenari e i suoi vini 

Chardonnay

Vino lumisoso e solare con delicate tonalità dorate. Ha al naso un profilo olfattivo serrato ancora da evolvere ma nella sua austerità si librano accenti di note scure e speziate. Esprime netto il richiamo alla terra con rimandi a sentori tropicali, di frutta secca e minerali. Il palato è un connubio fra grassezza (la morbidezza è figlia di 3 mesi di affinamento legno) e sapidità. Tono finale sapido che riporta al territorio.

Uno Chardonnay con queste caratteristiche può provenire solo da queste parti, dalla terra Langa dove ogni vino è una scommessa.

Chardonnay 2008

È costituito dall’85% di Chardonnay e dal 15% di un ingrediente misterioso diverso dallo Chardonnay. A Giovanni Negri piace giocare e torneremo a casa con il mistero irrisolto.

Calice giallo di grande impatto, riflessi oro verdi. Respiro potente e austero. Rilevante il legno ma dosato in maniera felice e splendidamente bilanciato da un sottofondo agrumato. Il profilo gusto-olfattivo è ben decifrabile con tratti maturi e improvvisi ritorni minerali più fini. Lo sviluppo al palato presenta alcune similitudini con il vino precedente, avvolgente e morbido, ma impiega più tempo a liberare la mineralità.

Nebbiolo

Bicchiere che incarna l’aspetto classico del nebbiolo nei primi anni di vita con povertà di colori e sfuggenti riflessi granati. Naso subito avvolgente con sensazione di mineralità ferrosa e tracce ematiche, il fruttato  è giocato su toni scuri dove appare chiaro il richiamo finale alla terra. In bocca appare subito gentile grazie ai tannini morbidi e vellutati, cosa molto difficile per un nebbiolo, e ci lascia con un finale quasi dolce che ricorda la componente fruttata.

Barolo 2006

Rosso scuro con tonalità granate animato da una consistenza interessante. Il naso, cupo e serrato, si apre lentamente facendoci scoprire un’elegante balsamicità, quasi mentolata. La bocca è bagnata da un tannino importante, muscolare ma non fastidioso, bilanciato da una bella spalla acida. Austero ed elegante.

Barolo 2005

Vino dalla complessità straordinaria con una componente balsamica arrichita da un bagaglio variegato di sentori. Nota di china che si impadronisce del naso. Un grande vino che regala emozioni anche nella prima fase della sua vita. Avvolgente.

Visita il sito dell’azienda Serradenari.

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